Questo è uno di quei libri di cui ho sempre sentito parlare.

“Hai mai letto niente di Stefano Benni? Dai! Quello della compagnia dei celestini…” ecco più o meno così.
Anche chi non ha mai letto niente di Benni conosce questo titolo.
Beh, io avevo letto qualcosa di Benni ma non questo libro, per cui quando si è presentata l’occasione di averlo in prestito l’ho colta al volo, mi sembrava l’occasione giusta.

La compagnia dei celestini

 
La storia è questa: in un orfanotrofio, tre orfani scappano per partecipare ad un torneo mondiale di Pallastrada. Il famoso torneo indetto dal “Grande Bastardo”, una sorta di calcio senza regole in cui vale tutto o quasi, celato agli occhi degli adulti e riservato esclusivamente agli orfani.
Sulle loro tracce il rettore dell’orfanotrofio dei celestini Don Biffero accompagnato da don Bracco, decisi a trovare i fuggitivi prima che la notizia diventi di dominio pubblico.
Peccato però che sulle tracce dei ragazzini ci sia già la stampa con i reporter d’assalto Fimicoli e Rosalino in cerca dello scoop.
A fare da sfondo a tutta la vicenda una profezia scritta sulle pareti del convento che grava sul destino di tutti i protagonisti.

Cos’ ho capito

Devo dire che la storia è un mix di personaggi fantasiosi, stravaganti, bizzarri, assurdi e la piega che prende la vicenda sfocia spesso nel nonsense.
Forse definirei l’intero libro un esercizio di stile perché non c’è dubbio che le abilità dello scrittore quanto a paradosso e narrativa siano eccezionali.
Per il resto rimane ai miei occhi una storia variegata a tal punto che non so neanche bene se mi è piaciuta oppure no.
Qualcuno commendo il libro mi ha detto: bè non c’è molto da capire!?
Forse è questo il segreto del libro, farsi guidare dalla fantasia e dalla libera interpretazione.
Liberissima.
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