La Piazza del Diamante

La piazza del Diamante è, secondo Gabriel García Márquez il romanzo più bello che sia stato scritto in Spagna dopo la guerra civile.

E’ un libro scritto da Mercé Rodoreda che secondo alcuni critici, è la Virginia Woolf del secolo scorso.
La scrittrice catalana è diventata una vera e propria pietra miliare della letteratura e non c’è scuola a Barcellona e dintorni che non faccia leggere agli studenti La Piazza del Diamante. Forse il libro più famoso della sua carriera.

la trama

Natália è una giovane ragazza che vive a Barcellona, ingenua e semplice, lavora in una pasticceria dove confeziona cabaret. Un giorno, in occasione di una festa catalana, incontra un ragazzo di nome Quimet che le chiede di ballare.

L’elastico conficcato in vita e mia madre morta che non poteva consigliarmi, perchè ho detto a quel ragazzo che il mio fidanzato faceva il cuoco a Colón e si è messo a ridere mi ha detto che lo compiangeva davvero perchè in capo a un anno sarei stata la sua signora e la sua regina. E avremmo ballato in piazza del Diamante.
La mia regina, disse.

Da qui, parte la storia di Nátalia, della sua vita matrimoniale e lavorativa, delle sue angosce e della solitudine che l’assale soprattutto sull’orlo della guerra civile con il marito assente al fronte, la miseria e la fame che hanno afflitto la Spagna.
Poi la rinascita, un lento rientro alla normalità, una seconda possibilità di essere felice.

Lo stile

La trama di per sé è abbastanza semplice e si potrebbe riassumere in: amore – guerra – amore, ma il modo in cui è scritto è davvero particolare.
Concorda, effettivamente con la Virginia Woolf della Signora Dalloway e i suoi dialoghi interiori, seppur in maniera ridotta e netta rispetto al resto della narrazione.
Semplice, efficace e molto audace nel raccontare con la sensibilità di una donna anche i pensieri più nascosti nell’animo umano dettati dal contesto storico.
Intenso e fluido allo stesso tempo, non mi stupisce che venga definito da Marquez, il romanzo più bello dopo la guerra civile.

Gioca forza partiva in vantaggio ancora prima di essere aperto: perchè è stato un regalo di compleanno, perchè ambientato non solo a Barcellona, ma addirittura nel mio quartiere, che è un po’ come ricevere una cartolina da un luogo dove hai vissuto per lungo tempo.

 

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