riscaldamento globale

Il riscaldamento globale è in atto. Nonostante qualcuno si ostini a sostenere che il cambiamento climatico è una fake news, i dati parlano chiaro: o siamo disposti a cambiare il nostro stile di vita radicalmente o la strada dell’estinzione non lascia scampo.

Un libro sul cambiamento

Di questo libro avevo già fatto un’anticipazione pochi giorni fa, quando ero ancora a metà del volume.
non posso fare altro che confermare il mio stupore.
Tutto, per me, in questa inchiesta sullo stato attuale del nostro pianeta è stata una scoperta. In negativo.

Jonathan Safran parte da un pensiero che accomuna tutti noi:

la maggior parte di noi è conscia che il cambiamento climatico è una realtà. Lo sappiamo eppure non riusciamo a crederci. E di conseguenza non riusciamo ad agire. Il problema è che l’emergenza ambientale non è una storia facile da raccontare e, soprattutto, non è una buona storia: non spaventa, non affascina, non coinvolge abbastanza da indurci a cambiare la nostra vita.

Da qui parte un’analisi dettagliata e avvincente delle nostre abitudini alimentari e sociali talmente radicate in noi da impedirci di cambiare sensibilmente il nostro modo di essere in favore della salvezza del nostra specie.

Il libro è suddiviso in capitoli che iniziano con un fatto storico, non direttamente riconducibile al clima ma che attraverso l’espediente narrativo portano a galla dati e atteggiamenti utili ad analizzare la situazione attuale.
Come nel caso di Jan Karsky, il «testimone inascoltato», quando cercò di svelare l’orrore dell’Olocausto e non fu creduto, o della donna di colore che si rifiutò di cedere il posto sull’autobus, ma anche la sua storia famigliare di nipote di immigrati polacchi scappati dalla persecuzione tedesca.

Il riscaldamento globale

Un aspetto a cui io non avevo mai pensato è che una della cause principali del riscaldamento globale deriva dall’allevamento intensivo degli animali.
Solitamente quando penso all’inquinamento penso a quelle grosse ciminiere che sputano fumo nero dai camini, o al traffico incontrollato dell’India. Non mi era mai successo di associare il riscaldamento globale a una mucca.

Eppure dall’avvento degli allevamenti intensivi degli anni ’60 la concentrazione di metano nell’atmosfera è aumentata a un ritmo di 6 volte più elevato rispetto a qualunque quarantennio degli ultimi 2000 anni.

Non entro nei dettagli dei numeri e nemmeno delle spiegazioni perché Foer lo fa decisamente meglio di me. Ma ci basti sapere che l’allevamento intensivo è insieme alle emissioni industriali la principale fonte del mutamento climatico.

Un dato? Il Giorno del Ringraziamento in America si mangiano 46 milioni di tacchini. (!!) Lo ripeto 46 milioni di tacchini in 1 giorno.

Non mangiare animali prima di cena

Foer è americano, per quanto il Paese più forte al mondo sia eccellente in molti ambiti, sul piano alimentari le pecche sono grandi.
Tuttavia, ecco il punto cruciale del libro: il clima siamo noi.
Se fossimo disposti a fare delle piccole modifiche partendo dalla nostra routine quotidiana possiamo invertire la rotta.
La proposta di di Jonatan Foer è apparentemente semplice e davvero a portata di tutti.

Niente prodotti di origine animali prima di cena.

Se tutti noi ci attenessimo a questo principio, potremmo ridurre sensibilmente il riscaldamento globale.
Attenzione, questo è un punto fondamentale, non dice: mai più carne. O mai più prodotti animali. Non c’è un divieto, ma una restrizione che è una cosa ben diversa.
Ma quanti di noi sono disposti ad un piccolo sacrificio in favore di una grande vittoria?

Stra consiglio questo libro anche anche ai più scettici. Oltre ad essere ben scritto e di facile comprensione, suggerisce cambiamenti concreti, reali.
E poi sì, rimane lo shock del contenuto, ma forse anche questo è uno stimolo al cambiamento.

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