Ho finito il colibrì, ormai un mese fa. Come dicevo in un commento su Instagram, non mi ero ancora decisa a farne la recensione.

Ne avevo sentito parlare benissimo. Commenti al grido di “è semplicemente un libro bellissimo”, “va letto assolutamente”, mi avevano solleticato la fantasia e l’idea di acquistarlo. Anche perchè ero, chi non lo è, alla ricerca di un buon romanzo che non contemplasse dei poliziotti, a cui spesso mi rivolgo quando sono a corto di libri.

Come generalmente mi capita quando seguo l’entusiasmo altrui, il risultato non mi ha lasciata soddisfatta.

La Storia del colibrì

Il protagonista di questo libro ha una caratteristica: l’immobilità. Quando tutto il mondo attorno a lui cambia, si stravolge e prende pieghe inaspettate, lui rimane lì a sbattere le ali con un fatica incredibile per rimanere al punto in cui è. Pratica una resilienza tenace, sospendendo il tempo, capace addirittura di risalirlo.

Marco, fa il medico, ha una moglie, una figlia e un amore nascosto da sempre per Luisa con la quale non c’è mai stato nulla, se non uno scambio di lettere di dichiarato reciproco casto amore.
Marco ripercorre a ritroso nel tempo il matrimonio dei suoi genitori, un’illusione di bugie e finta felicità durata per tutta la vita, la vicenda della sorella morta suicida giovanissima, la vendita della casa nella quale è cresciuto, il suo divorzio, il tradimento e la malattia della moglie, il rapporto con la figlia.

Il presente assume le forme di un rapporto rinnovato con la figlia e la nipote, per sfuggire di nuovo nell’abisso della solitudine e del buio. Con una luce forse, giusto sul finire.

Il colibrì insomma: mentre tutto gira, lui ha la capacità dell’uccello di rimanere piantato per aria, in equilibrio precario a guardare tutto che cambia.

Personalmente

Ho fatto fatica, sono sincera ad arrivare alla fine. Non tanto per il libro in sé, quanto per la carica di tristezza che il personaggio si porta dietro. A un certo punto, non nego mi sono detta “saranno finite le sfighe per sto poveretto?” e invece no.

Mi chiedo: ma il male – hai presente? Ha circuiti preferenziali, il male, o si accanisce a caso?

Forse, mi sono detta con il senno di poi, l’insegnamento del Colibrì è proprio questo: farsi carico del peso della vita e andare avanti, pur rimanendo fermi, senza cedere, continuando a sbattere le ali.

Mi sento comunque di consigliarlo, anche perchè è candidato al Premio Strega 2020, comparendo al momento tra i favoriti.
Già solo l’inserimento al Premio, fa del Colibrì, un libro che vale la pena leggere e se non bastasse Veronesi ha vinto già lo Strega nel 2006 con Caos Calmo, sintomo che l’autore sa comunque il fatto suo.

Se volete un libro leggero invece, niente da fare, passate oltre.

 

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