Ilaria Tuti con Fiore di Roccia ci restituisce un pezzo di storia dimenticata e quello che è più importante è che la Storia in questione è la nostra, quella dell’Italia della 1° guerra mondiale, combattuta sulle nostre montagne del Carso a un passo dal confine.

La trama

A Timau, sul confine della Carnia, sono rimaste solo le donne. Gli uomini pochissimi, vecchi oppure raccomandati si contano sulle dita di una mano.
Alle donne spettano tutti i compiti dai campi alle bestie, la cura degli anziani, dei bambini, mani giovani già crepate dal duro lavoro. Cibo non ce n’è: è una vita di miseria, le scorte sono finite da tempo e lo stomaco si riempi con una mezza patata al giorno e una zuppa fatta d’acqua e poco più.
Ma nessuna si lamenta, il fisico e la mente sono temprati da sempre alla fatica e alla povertà.

Le donne di Timau vengono chiamate dal Comando: c’è bisogno di portare al fronte armi e munizioni per i soldati italiani che stanno combattendo in montagna.

Agata e altre trenta compagne, anziane o poco più che bambine non si tirano indietro, nessuna lo fa. Si caricano le gerle sulle spalle, si fanno riempire il carico di quello che serve dal Comando, pesi insostenibili che piagano la pelle, ma nessuno fiata.

Anin, seno chei biada ai murin encje di fan
Andiamo, altrimenti quei poveretti muoiono anche di fame.

Milleduecento metri di dislivello a salire e altrettanti a scendere per portare munizioni, armi, medicine, palle di cannone. Le schiene si curvano, diventano animali da soma in una fila silenziosa.

la protagonista è Agata, una ragazza ostinata come le altre, portatrice e spettatrice della tragedia della guerra di corpi spezzati, bombardamenti, feriti a morte. Agata sale sul Piccolo Pan quasi ogni giorno guadagnandosi il rispetto dei soldati e del Capitano, l’unico a riconoscerla al pari dei suoi soldati migliori.

Le brutture della guerra non risparmiano nessuno, né le amicizie, né le famiglie, ma in questo caos indistinto emerge come filo conduttore l’umanità. Quella delle donne certo, ma anche quella della fratellanza “il sangue è uguale per tutti”.

Le portatrici

La storia delle Portatrici Carniche è anche la nostra Storia, dimenticata, ma comunque nostra.
Donne che si sono piegate sotto il peso delle armature da portare in vetta, ma mai spezzate, hanno rischiato la vita, qualcuna l’ha persa pur di arrivare là dove gli uomini avevano bisogno del loro fondamentale supporto per respingere il nemico. Una storia di resistenza e di resilienza.

Mi ha ricordato nella bellezza del racconto Resto qui  un altro spaccato di Storia che abbiamo dimenticato più o meno volutamente.

I fatti narrati risalgono al 1915, perchè la Storia renda omaggio alle Portatrici occorre aspettare il 1973 e ancora oggi, sono pochissimi quelli che ne ricordano le gesta onorando il loro sacrificio e la loro dedizione.

Il libro, lo stile

Non avevo mai letto nulla di Ilaria Tuti, ma Fiore di Roccia è un libro che ti entra dentro sin dalle prime pagine.
Fluido, intenso, emozionante, vero. In tanti commenti ho letto che l’autrice è stata in grado di restituire dignità alle portatrici.
Al termine del volume devo dire che il sentimento è questo: un atto dovuto, una restituzione d’onore.
Bellissimo.

 

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