Guareschi

Guareschi e un mondo oltre Don Camillo e Peppone.

In questi tempi molto incerti di governo e di crisi ambientali, mi trovo spesso a pensare cosa sarà di noi? Non tanto di noi come persone, se verrà l’apocalisse ce ne andiamo tutti insieme e fine della storia. Ma se invece dovessimo rimanere in pochi a lottare per la sopravvivenza, che ne sarà di noi?

Ecco perchè c’è la necessità di leggere oggi, libri come questo.
Noi, e in generale quelli nati dopo il 1950 credo, non possiamo capire. Cosa sia la fame, la mancanza di tutto, il freddo. Non è colpa nostra, siamo stati fortunati tutto qui.

Nota storica dell’autore

Guareschi è tenente di artiglieria quando, dopo l’8 settembre, rifiuta di giurare fedeltà alla Repubblica Sociale Italiana e viene fatto prigioniero dai tedeschi e portato in un campo di prigionia dove rimarrà due anni.
Per dirlo come dice lui:

Io, insomma, come milioni e milioni di persone come me, migliori di me e peggiori di me, mi trovai invischiato in questa guerra in qualità di italiano alleato dei tedeschi, all’inizio, e in qualità di italiano prigioniero dei tedeschi alla fine. Gli anglo-americani nel 1943 mi bombardarono la casa, e nel 1945 mi vennero a liberare dalla prigionia e mi regalarono latte condensato e della minestra in scatola.
per quello che mi riguarda, la storia è tutta qui.

Una banalissima storia nella quale io ho avuto il peso di un guscio di nocciola nell’oceano in tempesta, e dalla quale io esco senza nastrini e senza medaglie ma vittorioso perchè, nonostante tutto e tutti io sono riuscito a passare attraverso questo cataclisma senza odiare nessuno.
Anzi, sono riuscito a ritrovare un prezioso amico: me stesso.

Il libro

Diario Clandestino, è talmente clandestino, come dice Guareschi, da non essere un diario. Sono pagine, scritte e condivise nel Lager, per il Lager e lette dallo stesso autore ai compagni per regalare momenti di conforto e riflessioni agli altri prigionieri come lui.

L’unica cosa interessante, ai fini della storia, è che io, anche in prigionia conservai la mia testardaggine di emiliano della Bassa: e così strinsi i denti e dissi: “non muoio neanche se mi ammazzano”!
E non morii.
Probabilmente non morii perchè non mi ammazzarono:il fatto è che non morii.

E’ difficile raccontare questo volume, perchè come raccontare un affetto per un familiare. Sembra di sedersi davanti alla stufa e sentire il nonno raccontare della sua giovinezza, è tenero, sincero, comico, commuovente. Da leggere perchè una medicina per il corpo. Fa bene.

Il passato che ritorna

Ci stivarono in carri bestiame e scaricarono, dopo averci depredati di tutto, fra i pidocchi e le cimici di lugubri campi, vicino a ognuno dei quali marcivano, nel gelo delle fossi comuni, decine di migliaia di altri uomini che prima di noi erano stati gettati dalla guerra tra quel filo spinato.

Il mondo ci dimenticò.
La Croce Rossa Internazionale non potè interessarsi di noi perché la nostra qualifica di internati Militari era nuova e non contemplata:
Due generali, parimenti nefasti alla storia d’Italia che – schierati in campi avversi – potevano per noi militari fare o dire qualcosa, l’uno ci era palesemente nemico per ragioni politiche, l’altro ci ignorava nel modo più assoluto perchè distratto dalla politica.

Trasponi tutto su una barca e invece di trovarti nel 1943 sei catapultato nel 2019 al largo di Lampedusa.
Questo però succedeva a noi.

Tutti abbiamo bisogno di un Giovannino Guareschi sul comodino, qualcuno che ci ricordi di rimanere uomini civili con un passato e un avvenire e che ci gridi forte nelle orecchie Non muoio neanche se mi ammazzano!

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