Articoli

54.

fotoHo rubato questa foto online da un post di un negozio che vende abbigliamento sportivo, penso che a sua volta lui l’abbia rubata a qualcuno che l’ha rubata a qualcun altro che l’ha caricata su una banca dati.

Ad ogni modo sono rimasta rapita dall’immagine, non so se perché vorrei essere quel soggetto che si vede dietro la foto sfocato a piedi scalzi immerso nella natura o perché mi ricorda tanta strada in montagna, con quei fiori gialli che crescono a bizzeffe e quelli rosa, che se togli i petali e succhi sanno di zucchero.

Non consiglio di provarci perché come per la storia della foto, quella del petalo potrebbe essere il classico esempio di “un mio amico mi ha detto, che un suo amico gli ha detto, che il padre gli ha spiegato…”

Ad ogni modo oggi vorrei essere lì con i piedi a mollo nell’acqua ghiacciata dopo un cammino immerso nella natura e invece ho appena rotto due scatole di tonno e ovviamente non posseggo un apriscatole. Non ancora. Avevo pensato di provare con un coltello, poi mi sono detta che anche questa poteva essere la classica situazione in cui non sai bene come ma ad un certo punto ti trovi al pronto soccorso con una falange in meno o un taglio che attraversa tutta la linea della vita sul palmo della mano.

Quindi per evitare di arrivare al matrimonio senza dito in cui inserire la fede ho deciso, che oggi niente tonno, insalata verde insipida andrà benissimo!

 

37.

Riprendiamo con le vecchie abitudini. Ristabiliamo i ritmi editoriali precedenti, dopo 17 giorni di vacanze anche questo blog ha risentito dei pranzi, delle cene e in generali del tempo dedicato ad altro.
Il 2019 si è aperto con un grande punto interrogativo sulla mia vita lavorativa, così grande da prendere in mano la famosa lista di cui parlavo qui e farsi delle domande serie sul proprio futuro.

Una cosa è certa, se aspettavo uno stimolo a cambiare, mi è arrivano uno scossone talmente significativo che modificarsi è diventata un’imposizione.
Il mondo è pieno di opportunità, e questo è vero, che si chiude una porta e si apre un portone e altrettanto positivo e che a tutto c’è un motivo, completa il terzetto delle frasi fatte.
A questo punto davanti a questo oceano di possibilità, sono un po’ disorientata e certo non posso lasciarmi trasportare dalla corrente.

Faccio appello al mio buon senso,

alla voglia di cambiare e alla speranza di non cadere dalla famosa padella alla ben più ustionante brace. Oggi ho terminato un libro di una giovane autrice, ad un certo punto la protagonista scrive una lettera che segna un punto di svolta nella sua vita e da quel momento in poi inizia per lei un nuovo capitolo. O almeno l’entusiasmo è quello.
Allora ben vengano le epistole, scrivo una lettera a me stessa come monito per imprimere nero su bianco quello che penso in questo momento

Cara te,  
in tutti i sensi, perché in questo momento cara te hai una bella bega per le mani e cara te perché a te ci tengo.
C’è un tempo per cambiare, prendere in mano la vita e far di testa propria. E’ questo.
Ben venga quel che non sai e che dovrai imparare, i tuttologi non sono mai richiesti. Che sia ben accetto un cambiamento, quant’aria nuova può entrare dalla finestra?
Che sia propizio il fatto di non saper dove sbattere la testa, come dice la mia amica Giulia, il Buon Dio scrive dritto sulle righe storte. Dietro all’impensabile si può nascondere un’opportunità.
Che finalmente abbia il tempo per capire cosa voglio fare da grande. Non per comodità ma per convinzione.
Che possibilmente mi paghino, gioverebbe al mio umore. Possibilmente tanto, migliorerebbe ulteriormente la mia attitudine positiva alla vita.
Che questo tempo di ricerca non sia un tempo sprecato. Il tempo per sé non è mai buttato.
Coraggio pure!

Ecco!