74.

Sta notte ho fatto un sogno pazzesco.
Devo premettere che a cena avevamo preparato pollo al curry e siccome è venerdì e bisogna festeggiare, non vuoi mangiare un po’ di brie e salame per fare un po’ di aperitivo con un bicchiere di vino? E concediamoci qualche lusso casalingo ogni tanto!
Ad ogni modo, ho sognato due cose:
  • Che mi aveva punto un’ape gigante su un ginocchio
  • Che avevo scritto la miglior recensione di sempre, di un libro di cui ignoro completamente il titolo, in inglese! Ovviamente ampiamente acclamata dalla critica e da tutti i social network.

sogno

Su LinkedIn (perché mai?!) facevo addirittura una lunga spiegazione ad una tizia con la foto profilo uguale alla prof. Fullin di Zelig con una dissertazione degna della Coscienza di Zeno.

Non ricordo se le due parti del sogno sono consequenziali: mi ha punto un ape quindi ho scritto una recensione favolosa?

Da dove arriva il sogno

L’ape, devo averla presa in prestito da Lo Hobbit, ma la recensione, continuo a pensare, di chi poteva essere?
Prima di andare a dormire, come ogni sera prima di spegnere la luce, ci concediamo un po’ di lettura, ogni tanto un libro comune, ma la maggior parte delle volte ognuno legge il suo. In questo caso:
Ora, io capisco che Virginia Woolf e il pollo al curry sono un pessimo accostamento, anche perché ho letto un pensiero credo di 2000 parole senza un punto in cui alla fine mi sembrava di aver intuito che la donna delle pulizie amasse la padrona di casa, che ha una figlia che è una suora laica, o forse la figlia è una suora laica perchè influenzata dalla governante che ama segretamente la domestica. O forse la domestica non è neanche citata. Mmm?! Mi sa che domani lo rileggo.

Apro parentesi

Su questo libro ho uno strano presentimento: mi sembra uno di quei volumi scritti da un genio con frasi meravigliose, accostamenti perfetti ma di cui non capisco niente, un po’ per me, effetto Baricco.

chiudo parentesi

Il risveglio dalla visone

Alle 3:06 di notte mi sono svegliata con la chiara risposta che il libro della recensione miracolosa era di Daniele Silvestri, che per quanto ne so non ha mai scritto un libro in vita sua.
Da questo evento fenomenale, perchè il sogno ha del fenomeno, posso desumete almeno 4 cose:
  1. Se non mi accade qualcosa di inaspettato, non riuscirò mai ad avere un blog di successo.
  2. Probabilmente se non mi punge un ape non imparerò mai l’inglese.
  3. Per imparare l’inglese mi serve una terapia d’urto.
  4. Forse il venerdì il brie potrebbe risultare un po’ pesante da digerire.

 

73.

Regalate un Cactus.

Mancano 107 giorni a Natale, che non è poi molto. State già pensando ai regali? Quest’anno regalate un Cactus. Farete un figurone!
cactus

Non è mai troppo presto per pensare ai regali. Che siano di Natale o di compleanno, quello che cerchiamo tutti è l’idea geniale per sorprendere. Allora ecco una selezione di cactus di facile reperibilità.
Originali e simpatici piacciono a tutte le età.

    • Non le solite piante grasse. Ma paffute piante di pezza per decorare e abbellire gli spazi di casa.
      Io sono una grande fan di Kuska gli amici barcelloneti la possono trovare senza difficoltà in mercatini e feste con il suo banchetto super colorato. Per tutti gli altri, c’è il sito altrettanto variopinto.
    • Non volete una pianta? Niente paura, se siete amanti dei tessuti colorati e di queste piante del deserto, Amazon propone una lista ampia di prodotti dai tappeti alle tende della doccia, ma anche tovaglie e ferma porta che possono fare al caso vostro e senza dubbio stupire il vostro destinatario.
    • Non 1 ma un giardino di piante grasse. Se è la quantità quella che cercate ci sono dei simpatici kit ornamentali di ceramica griffati Ikea che allo slogan “tanta resa, poca spesa” vi omaggiano di ben 3 cactus da 18,16 e 9 cm. Praticamente adattabili ad ogni spazio vivibile.
      Se il “giardino” è refrigerato invece ecco il kit di cactus adesivi da frigo che strapperà un sorriso ad ogni ospite oggi e sempre.
    • Non solo cactus, ma anche fiori. Se non badate a spese e siete alla ricerca della qualità, la Tessitura Toscana Telerie realizza tessuti per la tavola, per la camera da letto e per il bagno con fantasie ricercate a tema floreale meravigliose, colorate ed eleganti. La qualità si paga. Ma ne vale la pena.

Il significato del Cactus

cactusVi state chiedendo se dico delle cose a caso eh? E invece no, perchè queste piante sono ricche di significati e quindi adatte (più o meno) a tutti i destinatari che potranno ricevere il loro presente con un bel biglietto pensato per loro.

  • Sono piante che si sono adattate a vivere nelle zone più aride del globo, quindi rappresentano perseveranza, resistenza e una durata potenziale fino all’eternità. (Se dovete fare un regalo per il matrimonio mi sembra perfetto, per esempio)
  • Sono piante curative (tipo l’Aloe) fanno bene
  • Hanno le spine, tengono lontano i nemici e vicino gli amici
  • Sono in grado di fiorire nel deserto, una vera eccezione nella normalità.

Quello che significano per me i Cactus lo sapete già tutti, quindi non mi dilungo oltre.
A Natale, un cactus per amico è quello che ci vuole!

 

 

 

 

71.

Venezia è in pompa magna in questi giorni per la Mostra del Cinema di Venezia, ma anche gli appassionati dei libri si preparano ad un appuntamento importante al lido: Il Premio Campiello 2019.

Cos’è?

Premio Campielloil Premio Campiello è un premio letterario, come il Premio Strega, il Premio Fogazzaro.
La prima edizione risale al 1963, e il vincitore fu Primo Levi con La Tregua. un inizio col botto insomma.

Oggi il è uno dei più prestigiosi in Italia e consacra al pubblico uno scrittore scelto attraverso due giurie: una tecnica e una popolare. La prima giuria di esperti seleziona 5 finalisti, la seconda composta di 300 lettori è invece chiamata ad eleggere il vincitore. I nomi dei 300 lettori rimango segreti fino al giorno della premiazione in modo che ill giudizio non possa essere in alcun modo influenzato.

 

Premio Campiello 2019
finalisti

I finalisti dell’edizione 2019 sono:

Mentre invece è già stato assegnato dalla giuria tecnica il Premio Campiello Opera Prima al romanzo Hamburg di Marco Lupo.
Che mi fa molto ridere perchè è il nome del mio paggetto al matrimonio ma che ovviamente non ha niente a che vedere con l’autore.
Per il vincitore 2019 occorre invece aspettare fino al 14 settembre.

Per chi è alla ricerca di un libro da leggere, già passato al vaglio di una giuria autorevole, qui trova pane per i suoi denti, anche perchè come dice lo statuto del Premio Campiello l’obiettivo primario è quello di creare nuovi lettori, per tutti gli altri ci sono sempre le mie recensioni 🙂

 

 

70.

Per molti si parla addirittura di trauma da rientro delle vacanze estive. Pare infatti che tutto il relax accumulato svanisca quasi all’istante davanti a: traffico, mezzi pubblici congestionati, tristezza e crisi da rientro lavorativo. Insomma la vita di tutti i giorni.
Perchè?

rientro dalle ferie

Ci sono online, diversi consigli su come affrontare il ritorno dietro la scrivania, Vanity Fair ne ha addirittura fatto una galleria fotografica: 5 foto per 5 consigli.
Dal momento che qui si parla di lettura, ecco alcuni consigli che possono attenuare lo spaesamento post ferie.

I libri contro il trauma post ferie:

Libri di cucina

Un buon metodo per ritrovare la spensieratezza della spiaggia è sperimentare. E cosa c’è di meglio se non appagare il palato con un piatto che mantiene intatto il profumo del mare? Qualche consiglio:

  1. 1.000 cibi da provare nella vita. Unisce cibo, viaggi, sapori di terre sconosciute. Può essere che oltre a farvi assaporare nuove pietanze, vi suggerisca anche qualche idea per le prossime vacanze.
  2. Lunch box. Tante idee per una pausa pranzo golosa e creativa. Visto che la maggior parte di noi si trova in ufficio per il pranzo, tanto vale che la schiscietta sia di prima qualità.
  3. Il mondo della fermentazione. Il sapore, le qualità nutrizionali e la produzione di cibi vivi fermentati.
    Forse non avete mai provato, ma fare lo yogurt in casa è facile e divertente, oltre ad essere un incentivo per risparmiare sull’acquisto di vasetti di plastica. Mettere un pilastro ecologico nella nostra routine è il primo passo per godersi le spiagge pulite il prossimo anno!

Le ultime uscite

  1. Le signore in nero. Ne ho già parlato in una recensione poco tempo fa. Strappa un sorriso e ore di relax senza impegnare troppo, è anche un bell’incitamento a prendersi cura di sè.
  2. Il cuoco dell’Alcyon. Ho sentito pareri discordanti al riguardo. Però è Montalbano per cui per me ha senso leggerlo a prescindere.
  3. I leoni di Sicilia. Tutti parlano di questo libro, che nel frattempo è diventato un bestseller. Parla della storia dei Florio e della loro ascesa al potere. Non ho ancora avuto modo di leggerlo, ma non mancherò.

I libri da regalare

Forse non si tratta di voi, che avete già superato il “trauma” ma qualche vostro amico potrebbe gradire un pensiero che lo distragga dal grigiume del suo ufficio.

  1. Tre uomini in barca (per non parlar del cane). Divertente e spassoso, parla di tre uomini che affrontano una crociera sul Tamigi. E’ breve e regala momenti di sano divertimento. Inoltre a tratti piove il che avvicina tutto un po’ di più alla realtà.
  2. No Fucks Given! A Swear Word Coloring Book For Adults: Stress Relieving Adult Coloring Book With Swearing And Foul Mouthed Insults – Helps With Anxiety Relief . I libri da colorare sono un tocca sana per tenere calmi i bambini, ma da molti anni ormai vengono utilizzati anche per gli adulti e sembrano molto efficaci contro l’ansia.
  3. Dove andare quando. La guida per pianificare il viaggio perfetto in ogni mese dell’anno. Se proprio non vi passa la nostalgia della vacanza, potete sempre prendere spunto e sognare la prossima meta e se una non vi sembra sufficiente, in questo libro ne trovate addirittura 1 al mese.

Se state ancora così 

 

dopo tutte queste dritte di libri contro il trauma post ferie non sono servite, il mio estremo consiglio è quello di non andare mai più in vacanza. Così non dovrete affrontare fastidiosi rientri e fatiche eccessive per riconnettervi dalla realtà. Andate in ufficio tutti i giorni, e anche la domenica così state sereni che il trauma non vi troverà.

consigli di lettura

70.

Ho scoperto un’altra cosa sui catalani che non sapevo. Sono amanti dei fuochi artificiali, sparati ad altezza occhi.

Facciamo un passo indietro

A Barcellona, nella settimana di Ferragosto (dal 15 al 21) il Barrio di Grácia ospita la sua festa Mayor. Una settimana di festeggiamenti, musica, danza, effetti pirotecnici e costumi.
Le strade le quartiere si vestono, ogni strada con un tema diverso, dal nulla e dalle mani sapienti di artigiani della cartapesta nascono scenografie urbane che competono per il titolo di migliore che viene proclamato l’ultimo giorno.
A cornice di questo carnevale alternativo: spettacoli di danza, ovviamente cibo e bevande da passeggio, musica e fuochi d’artificio.

Te lo spiego con una foto

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Sotto casa mia, evidentemente si deve essere diffusa la voce che io ho la volatilo fobia, hanno allestito un’intera piazza a tema Uccelli di Hitchcock quindi ci sono piccioni di plastica, tessuto, cartapesta, appesi ovunque con mia somma indignazione e terrore.
Ad ogni modo, le creazioni sono mirabili, segno evidente che c’è un lavoro alle spalle certosino per riuscire a guadagnare l’ambito premio da tramandare ai posteri.

Ieri abbiamo assistito all’apertura della festa con tanto di sfilata d’onore sotto il Palazzo Comunale.
Ogni contrada si è mostrata con la sua peculiarità folcloristica. C’erano i gigantes, enormi statue che rappresentano personaggi importanti locali o maschere della tradizione che vengono indossate, i bastoners, che suonano a ritmo di musica bastoni di legno creando coreografie, carretti trainati da cavalli da cui partono caramelle in ogni dove, e i correfocs questi devo dire più di tutti hanno attirato la mia attenzione.

Si tratta di gruppi di 5,8 persone, compresi bambini, vestiti da diavoli che imbracciano dei bastoni di legno su cui sono legati dei candelotti di fuochi artificiali che agitano al ritmo dei tamburi in sottofondo in mezzo alla piazza in direzione del pubblico.
Con “agitano in direzione del publico” vuol dire che a una distanza di sicurezza assolutamente irrisoria segnatala da un nastro bianco e rosso volano incandescenze luminose ad altezza volto.
Il risultato è un mix di oooohhhhh, wow e fatti più indieeeeeeetro!!

Foto che rendono l’idea

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Mi sono dimenticata di dire che ad aprire la festa c’erano degli sparatori, non saprei come chiamarli, che a fucile imbracciato sparavano a salve a ritmo scandito. Loro con i tappi, noi definitivamente sordi.

Se c’è una cosa che ho imparato in questi anni spagnoli è che se c’è una cosa che questi iberici sanno fare bene, è far festa.
Da noi esiste il ferragosto, 1 giorno. Qui ne dura 6.
Da noi solitamente i grandi eventi sono di sabato o domenica ma si concludono alle 24:00 per permettere alla gente il giorno dopo di andare a lavorare.
Qui l’ultimo concerto che chiude il ciclo musicale inizia alle 2 di notte di martedì con fuochi artificiali e buona pace di quei poveri disgraziati come me che il giorno dopo si alzano alle 7:30 per lavorare.

Nonostante tutto, trovo questa festa meravigliosa. Le installazioni sono originali, fatte in casa con intelligenza e dedizione che si protrae per tutto l’anno, un miscuglio di giovani e più attempati che collaborano per una festa che ha molto del paese e poco della frenesia della città.

Anche i libri hanno il loro spazio, bellissima l’installazione dedicata a Harry Potter con tanto di veridica Diangon Halley, negozio dei fratelli Weasley da cui esce un braccio che alza e abbassa meccanicamente un cappello, la biblioteca di Hogwart e la Gringot Bank da cui sbuca il drago incatenato.

cactusUltimo ma non da meno, mi è stato regalato un bellissimo cactus di pezza che aumenta la collezione delle mie piante preferite. Che sia di buono auspicio per tutti i progetti futuri.

 

 

 

69.

I cambiamenti climatici: che ansia. Sono suscettibile, come le persone di buon senso credo, ai crescenti allarmi sull’ambiente.
Il quadro che emerge dai bollettini giornalistici è pressoché apocalittico:deforestazione, incendi, clima fuori controllo, uragani, piogge incessanti, temperature fino al 53° in India, inondazioni, devastazioni, morti e feriti, plastica nei mari, contaminazione, siccità.
Insomma, non dobbiamo neanche più aspettare le trombe celesti e l’apertura dei cieli, andremo nell’altro mondo scavandoci la fossa da soli.

cambiamenti climaticiIn preda ad un giusto bombardamento mediatico sull’esigenza di agire subito, ho provato a fare una ricerca in rete per verificare l’esistenza di aspetti positivi nei cambiamenti climatici. Non so degli esempi virtuosi, delle iniezioni di fiducia che confermassero l’emergenza ma che potessero allo stesso tempo dire che già molte precauzioni sono state prese in favore della salvaguardia della Terra.

Niente.

L’unica cosa che ho trovato è un articolo scritto da Stefano Cesarini, di ARPA Lombardia, il cui incipit mi sembrava vincente:

Capita spesso, alla fine di una conferenza sui cambiamenti climatici, la richiesta di raccontare qualcosa di positivo [..] Col tempo mi sono accorto che la domanda di positività arriva soprattutto dai giovani, da chi non ha intenzione di sfuggire alle proprie responsabilità; arriva perché chi cerca una via d’uscita ne ha bisogno per trovare nuove motivazioni ed energie. In fondo, la spinta per un cambiamento non può derivare solo dal riconoscere una minaccia, un pericolo, ma dal riuscire a scorgere un altro futuro possibile. La minaccia senza la speranza in una via d’uscita ha effetti ridotti e controproducenti: porta a un pessimismo cupo che rende difficile la scoperta, l’analisi e il sostegno alle alternative possibili.

Dai, mi sono detta è quello giusto.

Se non che

La prima buona notizia, stando al ricercatore, è che il Pianeta non è in pericolo. Esiste da più di 4 miliardi di anni, sotto diverse sembianze di palla informe grigia e fredda prima, a palla rossa e calda dopo, fino ad arrivare a come la conosciamo noi solo 100 milioni di anni fa. Ad ogni modo la Terra non era in pericolo ai tempi della Pangea, né quando l’asteroide ha sterminato il 75% delle specie viventi. Siamo ancora qui.

Ad essere in pericolo non è la Terra, ma il pianeta come noi lo conosciamo.
Il “nostro mondo” farebbe a meno di noi come ha fatto a meno dei Mammut e dei dinosauri.
La vita umana è arrivata inaspettata come prodotto di circostanze fortuite.

La conclusione dell’articolo, quello che doveva infondere fiducia, chiosa così:

Per chi preferisce il mondo del reale, il pianeta non è in pericolo. Lo sono la specie umana e gli altri esseri viventi che lo popolano. Lo sappiamo e sappiamo perché. E anche questa è una buona notizia.

Ecco.

Ora io personalmente, che sono positiva di natura e cerco sempre di guardare il bicchiere mezzo pieno anche quando non c’è acqua, se fossi stata tutti orecchi per ricevere dal mentore finalmente un’infusione di fiducia e mi avessero risposto così, me la sarei data a gambe e mi sarei chiusa in un armadio tappandomi le orecchie. Ma dove sta la positività? la motivazione all’agire?

Probabilmente ed è un’affermazione con cui occorre fare i conti ogni volta che buttiamo un rifiuto nell’immondizia, non c’è niente di positivo nei confronti dei cambiamenti climatici. Non si può spegnere un pulsante e il giorno dopo vivere improvvisamente in un mondo pulito. Non lo possiamo fare, e se anche lo facessimo ci vorrebbero centinaia d’anni prima di disperdere tutti gas tossici accumulati nell’atmosfera e forse, chissà non sarebbe abbastanza.
Quindi siamo spacciati.

Forse però

Non volendo rinunciare alla gonna a cui attaccarsi nei momenti di panico, vivere nell’ansia ci aiuterà ad essere accorti, a valutare con rigore le nostre scelte alimentari, di trasporto, in generale di vita. Non possiamo invertire una rotta ma possiamo rallentare la caduta nell’attesa di costruire un materasso che ci permetta di atterrare sul morbido. Forse, ha ragione Cesarini quando dice: lo sappiamo e sappiamo il perchè. Questa è una buona notizia.

Per chi è curioso c’è anche un libro, scritto dal sopracitato, Il clima è (già) cambiato.

68.

Ho letto un articolo estremamente interessante sul New Yorker dedicato ai Bibliotherapist. Parola a me assolutamente sconosciuta fino a ieri ma che mi ha aperto un mondo.

Pare infatti che la pratica di bibliotherapy, terapia attraverso i libri, fondi la sua origine dopo la prima guerra mondiale, quando ai reduci venivano proposte letture specifiche per contrastare il trauma del conflitto bellico.

Andando a scavare però si scopre che le radici sono ancora più profonde e risalgono ai tempi dei Greci che scrissero sopra l’ingresso della biblioteca di Tebe “questo è un luogo di guarigione dell’anima”. Da qui in avanti la nuova scienza si è propagata, passando da Freud, che utilizzava i testi di letteratura nelle sessioni di psicoanalisi, fino ad oggi, dove la terapia libraria viene utilizzata in ospedali e centri anziani come valida modalità di terapia.

Un libro può essere uno stimolante o un sedativo o un irritante o un soporifero. Il punto è che deve farti qualcosa e dovresti sapere di cosa si tratta. Un libro può essere della natura di uno sciroppo calmante o può essere della natura di un intonaco di senape. “A un cliente di mezza età con” opinioni parzialmente ossificate “, Bagster dà la seguente prescrizione:” Devi leggere più romanzi. Storie non piacevoli che ti fanno dimenticare. Devono essere romanzi inesplorati, drastici, pungenti e incessanti. 

La terapia negli anni 2000

Oggi, c’è una rete affermata di biblioterapisti in tutto il mondo. I disturbi più comuni, ahimè sono schiavi del nostro tempo: crisi di carriera, depressione per una relazione non funzionante, lutti, incapacità di sentirsi adatti a svolgere un ruolo o ad assumersi responsabilità.

Avevo un cliente a New York, un uomo che stava avendo il suo primo figlio, ed ero preoccupato di essere responsabile di un altro piccolo essere”, dice Berthoud. “Ho raccomandato” Temperatura ambiente “, di Nicholson Baker, che parla di un uomo che dà da mangiare al suo bambino una bottiglia e di avere questi pensieri meditativi sull’essere un padre. E naturalmente “To Kill a Mockingbird”, perché Atticus Finch è il padre ideale in letteratura. 

La cosa bella, che voglio assolutamente avere nella mia libreria al più presto, è “The Novel Cure: An A-z of Literary Remedies”, scritto nello stile di un dizionario abbina disturbi con cure di lettura suggerite. E’ stato tradotto in 18 paesi, ognuno dei quali ha aggiunto alcune paure tipiche del suo luogo, sembra che nella versione italiana sia stato aggiunto il termine “paure delle autostrade”, “impotenza”, “desiderio di imbalsamare”, la connessione logica non l’ho trovata.

Nuovi orizzonti dei lettori

l’articolo prosegue elencando esempi e teorie contrastanti su empatia e mondo dei libri, ma si conclude con un consiglio che è anche uno specchio del tempo. Uno dei disturbi frequenti è il sentirsi sopraffatti dal numero dei libri nel mondo. Ovvero, non essere in grado di leggere tutti i libri che vengono pubblicati. Nella storia infatti non sono mai stati pubblicati così tanti volumi, ma paradossalmente sembra che tutti i circoli letterari, i club specifici, ecc, vendano e propongano sempre gli stessi libri. Quelli acclamanti dalla stampa. Riducendo così il pool di scelta del titolo ad un numero sempre più esiguo.
La cura è essere maggiormente selettivi per sfruttare al meglio il tempo che dedichiamo alla lettura. Motivo per cui il consiglio è di vedere al più presto un Biblio terapista per avere un elenco studiato sulla tua persona.

Voglio sapere cosa devo fare per diventare biblioterapista. Subito.

 

67.

Mi sono accorta che il titolo 360 post fanno un libro? Non aveva più senso. Per due motivi:

  1. Inserire il numero 360, rimanda quasi immediatamente ai giorni dell’anno. Supporrebbe il fatto che io sia talmente diligente da scrivere un post al giorno, ogni giorno, cercando di tenere fede a quello che mi ero promessa al numero 1 di questa sessione.
    Contravvenendo a tutte le regole dei manuali di digital marketing, che consigliano una presenza quotidiana sui social e online per avere un prodotto di successo, mi arrendo.
    Non sempre ho qualcosa da dire. E siccome credo che siano i contenuti a dare forma ai progetti, meglio tacere che “parlare” per dare fiato alla bocca.
  2. Il titolo, era nato, da una provocazione: la tendenza sempre più viva che chiunque ha raggiunto il successo, si sente legittimato a scrivere un libro per raccontare la sua esperienza. Le librerie sono piene di libri scritti da ghostwriter, pagati per raccontare la storia di qualcun altro: meglio se un calciatore/cantante/attore di successo con un passato nelle favelas, una famiglia povera, un parente malato terminale.
    Ma, ho preso coscienza che questo spazio era nato con l’idea di avere un luogo dove coltivare una passione e scrivere cose, non certo per criticare l’operato degli altri.

Da oggi, dopo queste elucubrazioni mentali notturne, ho deciso di cambiare nome a questo insieme di post numerati, scritti ad intervalli irregolari, su argomenti vari: divagazioni e altre storie. Il perchè è evidente.

libro

Andiamo al sodo

Scrivere un blog, è per me molte cose:

  • uno spazio privilegiato dove esprimersi
  • un’occasione di apertura
  • una certa fatica nel cercare di dare un senso logico a tutti gli elementi che lo compongo senza snaturare la sua origine che risiede nelle recensioni di libri.

Ma NON è anche molte: per esempio non è il mio lavoro. Purtroppo. (Per il posto di AD di Feltrinelli sono sempre disponibile! ) E per dedicare ampio spazio ai libri occorre leggerli e per leggerli ci vuole tempo. E’ la vecchi storia che per fare il tavolo ci vuole il legno.

Ad ogni modo, tutta questa divagazione, per l’appunto, per dire che il dna di questo sito sono i libri, il resto sono altre storie, e vanno chiamate con il loro nome, senza avere la presunzione di categorizzarle sotto un appellativo che non gli corrisponde o pretendere di parlare di letteratura quando invece parlo di trasloco e delle mie piante sul balcone.

Quindi ampio spazio ai post, senza termini numerici a deciderne la fine e ampio spazio alle chiacchiere da vasca da bagno.

 

76.

Ho osservato due giorni di lutto personale per la morte di Camilleri. Quando tutti i social sono intasati di citazioni e frasi della persona appena scomparsa è meglio lasciare spazio. Io la vedo così.

Non posso però negare di aver letto molte testimonianze in questi giorni di persone vicine al “maestro”, alcune scritte forse per la cronaca della carta stampata, ma tante, tantissime sincere.
In particolare, forse non poteva essere altrimenti, mi ha colpito quella che Luca Zingaretti ha pubblicato su Instagram.

Riporto testualmente:

E alla fine mi hai spiazzato ancora una volta e ci hai lasciato. Nonostante le notizie sempre più tragiche, ho sperato fino all’ultimo che aprissi gli occhi e ci apostrofassi con una delle tue frasi, tutte da ascoltare, tutte da conservare.
E invece è arrivato il momento di ricordare. Di cercare le parole per spiegare chi sarà per sempre per me Andrea Camilleri. Un Maestro prima di tutto, un uomo fedele al suo pensiero sempre leale, sempre dalla parte della verita’ che ha raccontato tutti noi e il nostro paese.
Mancherai. È inevitabile, è doveroso. Per la tua statura artistica, culturale, intellettuale e soprattutto umana.
Le tue parole resteranno sempre con la stessa semplicità e con l’immensa generosità e saggezza con cui le hai condivise, da mente libera e superba quale sei.
Ma soprattutto mancherai a me perché in tutti questi anni meravigliosi in cui ho incrociato la mia vita con quella del commissario, mi sei stato amico. Ho avuto la strana sensazione che bastasse un tuo tratto di penna a cambiare la mia vita.
Ho vissuto accanto a te, nel tuo mondo, quello che avevi creato, quello che ti apparteneva perché uno scrittore non può che riportare se stesso nelle cose che scrive. E ho imparato tantissimo. Il rispetto per le persone, tutte, per se stessi, e per le persone deboli. Perchè il tuo commissario è così che la pensa.
A volerti bene no. Quello già sapevo farlo dai tempi dell’accademia, quando non ci trattavi da allievi, ma piuttosto da colleghi. Ho imparato che il valore delle persone non c’entra nulla con quello che guadagnano, con le posizioni che ricoprono, con i titoli che adornano il loro cognome: le persone si valutano per quello che sono.
Adesso te ne vai e mi lasci con un senso incolmabile di vuoto, ma so che ogni volta che dirò, anche da solo, nella mia testa, “Montalbano sono!” dovunque te ne sia andato sorriderai sornione, magari fumandoti una sigaretta e facendomi l’occhiolino in segno di intesa, come l’ultima volta che ci siamo visti a Siracusa.
Addio maestro e amico, la terra ti sia lieve! Tuo Luca

L’ho trovata vera, piena d’affetto senza sconfinare in inutili sbrodolature melense, semplice, trasparente, vera. Un tributo bellissimo di Luca e di Salvo allo stesso tempo.

Camilleri ci ha regalato Montalbano, che come Il Conte di Montecristo, I tre moschettieri, Ulisse, sono in grado di sopportare le sfide del tempo sigillati dentro a un libro.
Perfortuna!

 

65.

Ieri mi sono soffermata su un articolo sul New Yorker, dedicato alla cucina, l’editoriale era intitolato: I migliori libri di cucina del secolo fino ad ora.
Voglio dire mica pizza e fighi (esclamazione alquanto azzeccata). Mi aspettavo ovviamente di vedere con orgoglio nostrano fior fiore di libri alla cucina italiana.
Macché, neanche l’ombra.

Incipit

I primi due paragrafi sono dedicati a internet, o meglio sono dedicati al massacro dell’industria libraria da parte delle rete. In tutte le categorie, ad eccezione della cucina.
Impossibile negare che internet, ma soprattutto i video tutorial hanno cambiato radicalmente il modo di concepire la cucina moderna, rendendo a portata di tutti anche le ricette più difficili.

Potrei citare mille esempi di quelli che mi lasciano incollata alla schermo quotidianamente, ma uno su tutti Fatto in casa da Benedetta, che con la semplicità ma soprattutto la praticità di una mamma, con ingredienti comuni riesce da tirare fuori manicaretti di tutto rispetto.
Vorrei solo ricordare a onor di cronaca, che grazie a un tutorial online, persino io sono riuscita a fare la maionese.

Eppure a quando pare, la carta stampata in questo settore non è stata toccata dalla crisi.
Questo grazie al fatto che i libri di cucina hanno saputo reinventarsi, non più limitandosi all’esecuzione di un procedimento ma mettendosi a servizio di un modo di essere, di un luogo, di una tecnica, di una voce. Cambiando quindi in un certo senso l’approccio ai fornelli.

La scrittura culinaria

Segue un elenco dei Best Cookbooks, secondo la redattrice, dei migliori volumi scritti dall’inizio del millennio fino ad ora, cito l’autrice:

Ma ciò che mi costringe e mi delizia del mio particolare catalogo è che ogni libro è, in fondo, un testo che insegna piuttosto che dettare, che enfatizza la cucina come una pratica piuttosto che un semplice mezzo per un pasto. Sono libri che non solo hanno ottime ricette e immagini meravigliose, ma traggono un vantaggio esuberante dalla loro forma, sovvertendo, riconsiderando e riformulando le regole ei limiti della scrittura dei libri di cucina.

Da “The River Cottage Cookbook,” by Hugh Fearnley-Whittingstall (2001) che invita tutti a coltivare il proprio orto e i propri animali ricordando che il cibo non è solo ciò che mangiamo ma fa parte di un ciclo naturale, alla cucina molecolare di “Modernist Cuisine: The Art and Science of Cooking,” by Nathan Myhrvold, Chris Young, and Maxime Bilet (2011) per finire con “Feast: Food of the Islamic World,” by Anissa Helou (2018).

E noi?

Che fine hanno fatto i libri di cucina Artusi, su cui generazioni di nonne, bisnonne e mamme hanno imparato a cucinare? E La Cucina Italiana che per anni ha vegetato nella sua versione in volumi rilegati a spirale nella mia libreria, rispolverata solo a Natale per la ricetta dell’Aspic (mai venuto per altro).

Senza richiamare la Stele di Rosetta del frigo, posso dirmi però sorpresa che non venga citata la cucina mediterranea, capostipite indiscusso di qualunque dieta che si rispetti.
Però forse, anche questo, e più di tutto per noi, che ci ergiamo sui troni della cucina del mondo, serve a comprendere i cambiamenti a cui assistiamo. Anche il cibo si è globalizzato.

E allora ben vengano le ricette occidentali, i felafel, connubi improbabili di prosciutti e mandorle, torte multistrato e barbecue a portarvia.

libri di cucina

64.

I libri da leggere questa estate. Consigli e spunti.

Spero che vi sia arrivata la newsletter di questa mattina, se così non fosse, vi invito come sempre a lasciare il vostro indirizzo mail nel box qui sotto per riceverla.
Non vi preoccupate, non vi stresso, solo l’11 di ogni mese e neanche di tutti 🙂

Comunque la newsletter era dedicata ai libri da leggere questa estate. Ho deciso di ampliare un po’ la lista che riporto qui. Siccome a me piace molto il sito Il Libraio, vi segnalo alcuni libri, visti qui, che a mio parere sono degni di nota per riempire il nostro relax estivo.

Premetto che non li ho letti, ma ho intenzione di farlo, quindi questa lista, è una sfida anche per me:

  • I leoni di Sicilia. La saga dei Florio, Stefania Auci 
    è una saga familiare che racconta le vicende della siciliana famiglia Florio. Avevo letto una bella recensione di Tegamini che inizia il suo post su Instagram così: “Che vasta piacevolezza. Che bel polpettone – nel senso più onorevole del termine”.
    Non so voi, ma Vasta piacevolezza e polpette sono due parole che mi piacciono molto.
  • La libreria del tempo andato, Amy Mayerson
    Miranda riceve in eredità una libreria e una copia de La Tempesta. Nella lettera di accompagnamento una frase “siediti. ora devi sapere di più.”
    Come mi piacerebbe ricevere in eredità una libreria! Se fosse per bambini ancora meglio. Avete presente il film con Mag Ryan e Tom Hanks, C’è posta per te, ecco, la sistemerei così, una specie di albero cavo dentro cui si snoda un mondo di fiabe.
    Motivo per cui sono curiosa di sapere cosa succederà a Miranda.
  • Quel che sa la notte, Arnaldur Indriðason
    A quanto pare l’autore, così dice il Sunday Times, è uno dei migliori scrittori di thriller della sua generazione. Il ghiaccio Islandese si scioglie e porta alla luce un corpo misteriosamente scomparso 30 anni prima.
    L’spettore che si era occupato allora del caso, riprende le indagini.
    A leggerlo così sembra un incipit di un libro di Guccini e Macchiavelli – adoro.
  • Le signore in nero, Madeleine St John
    ho visto la copertina online e ho pensato: lo compro.
    E’ un inno alle donne. Ambientato negli anni 50 in un grande magazzino dove 4 commesse coltivano sogni di libertà.
    Potrebbe essere un libro un po’ da donne, lo ammetto, ma perfetto sotto l’ombrellone. Già mi vedo.

 

63.

Sono successe cose in questa breve parentesi temporale dall’altra settimana ad oggi che in questo Martedì 9 luglio voglio condividere:

  1. Ho scritto la Storia della nascita di 6recensito. Aggiungendo di fatto una nuova pagina al sito. Un atto dovuto che avevo in mente da parecchio, ma non trovavo mail il momento giusto. Poi come spesso succede l’insonnia porta consiglio.
  2. Altro frutto del rigirarsi senza sosta nel letto perchè non riesco a dormire sono le storie su Instagram! Uno strumento mai esplorato che mi piace un sacco, vedrò curarlo a dovere.
  3. Oggi è uscita la recensione di Guida galattica per gli autostoppisti. Non ho ancora deciso quale sarà il prossimo volume che leggerò, ma sto pensando a qualcosa di sportivo, meditativo. Adatto all’estate insomma.
  4. Sul sito è comparsa della pubblicità. Sì, è vero. Anzi vi invito a cliccarci sopra ripetutamente così mi fate guadagnare dei soldi.Grazie. Parliamo di cifre altissime eh?! Tipo 0,01 € per ogni click.
  5. L’11 luglio è il giorno della newsletter mensile (bimensile – trimensile – casuale -dipende) vi invito come sempre a lasciare la vostra mail qui sotto per riceverla. Sembra un annuncio parrocchiale 🙂

La notizia tuttavia più sorprendente è che il mandarino che avevo sul balcone dato per morto, sepolto e stecchito è sorprendentemente rinato e più verde che mai. Misteri botanici che si rivelano.

62.

Oggi voglio spendere il mio post in favore della Cina. Anzi in favore di Shenzhen.
Non mi sono ammattita tutto d’un colpo tranquilli. Ebbene sì, la Cina, quella di Marco Polo, della Via della Seta, di Kung Fu Panda.

Sto facendo un corso online di scrittura per internet e web Copy, che mi sta dando dei validi strumenti e degli spunti per migliorare il mio progetto.
Il consiglio dell’esperto, giustamente, è quello di monitorare il tuo pubblico utilizzando dei validi strumenti come Google Analytics per avere dei parametri riferiti alla tua platea.

Aggiungo io, che oltre a consultarle queste guide, occorrere saperle leggere ma questa è un’altra storia.
Diciamo che tra un numero elevato di percentuali e sigle ci sono dei parametri che saltano all’occhio facilmente.

E qui arriviamo alla Cina.

Il mio blog è letto per il 76% in Italia, per il 10% in Cina e per un altro pugno di percentuali in altri paesi tra cui Spagna, Francia e Stati Uniti e San Marino.

In Cina è letto nella città di Shenzen. Amici di Shenzen che vi devo dire? Grazie!
Chissà per quali logiche il mio blog è stato traghettato fino a voi… forse qualche Italiano all’estero? Questi sono i vantaggi del web e della rete digitale.

Mentre tornando in terrà nostrana, vorrei solo togliermi un sassolino della scarpa dicendo che la città più ricettiva è Milano (I love you), seguita da Roma (grazie Giuli), poi andiamo all’esterno a Shenzen (grazie amici immaginari oltre confine), Barcellona (grazie Marta), Torino, Casal Monferrato, Bergamo (ri-grazie Marta), Biella (mamma & friends) e Bologna in ultima posizione – Shame on you! 🙂

Tra le cose buffe c’è un 23% d pubblico che viene categorizzato come Not Set. Credo che siano quelli che scrivono dalla Luna.

Se vi va, scrivete nei commenti da dove leggete, magari scopro chi sono gli amici della Cina!

Nel frattempo, saluti spaziali.

 

61.

Poteva mai mancare la lista dei libri per l’estate 2019?

Lo sappiamo tutti che è appena terminata la stagione di “quando arriva l’estate?” “quest’anno l’inverno non finisce più” a “fa un caldo che si muore, quando arriva Natale?”

Anche i libri subiscono lo stesso trattamento, quando il cervello ha bisogno d’aria certo non è il caso di leggere Anna Karenina, ma se siete al fresco in montagna perchè non coccolarsi con un bel romanzo!?

Ecco la lista dei libri per l’estate e per ogni temperatura estratta direttamente dalla mia mappa mentale.
Buona lettura!

libri estate 2019

60.

Sessanta va festeggiato con qualcosa. Io ho fatto la maionese!

Ognuno celebra a suo modo, ma per me la maionese ha sempre rappresentato un tabù, una delle ricette con il più alto tasso di insuccessi per cui non vale la pena di provarci, per evitare di buttare tutti gli ingredienti causa “impazzimento” della stessa.

Nella mia famiglia 4 persone su 4 la cucinano in modo diverso, mio fratello e mia nonna rigorosamente a mano con la frusta, più vecchia e rovinata è la frusta, più facilmente viene la maionese.
Ho appreso negli anni che la buona riuscita della salsa sta in una frusta con il manico rotto e in un recipiente di plastica sbeccato blu. Non so cosa dirvi, a mio fratello e mia nonna la maionese viene solo così.
Così e solo con i tuorli ed evidentemente un braccio d’acciaio che ti permette di mescolare tutto costantemente fino al raggiungimento del risultato.

Per mia mamma, imprescindibili solo i tuorli ma rigorosamente con lo sbattitore elettrico e l’olio a filo.
Mio papà usava i bianchi e i rossi e il minipimer ad immersione aggiungendo dopo olio e limone.

Io, fino a ieri, non pervenuta.

Adesso che mi sono guadagnata l’appellativo di moglie, ho deciso che devo fare un salto di qualità e vincere la paura della maionese.
Scartabellando tra le ricette di internet ne ho scelta una basic. Più basic della collezione basic di HM. Praticamente a prova di impedito. Insomma quella perfetta per me.

La ricetta dice di mettere tutti gli ingredienti del contenitore del minipimer e utilizzare 2 accortezze indispensabili:

  1. che l’uovo non sia rotto quando lo inserite nel contenitore
  2. che prima di iniziare a frullare l’uovo stia esattamente dentro la bocca del minipimer dove ci sono pale

Dopo di che si schiaccia il frullatore sul fondo alla massima velocità per 5 secondi e poi si alza per un paio di volte fino ad arrivare a livello dell’olio.

Non ci credevo lo giuro, ma in 8 secondi netti mi sono trovata davanti ad una maionese compiuta. Con tanto di superamento della prova cucchiaino.

Qui trovate il link della ricetta se volete cimentarvi. Clicca qui

Altra cosa, per me formidabile, con 1 uovo è venuta maionese per due giorni. Mi chiedo come si sia sentito il primo uomo che l’ha scoperta nel vedere quegli ingredienti disgiunti un secondo prima e un attimo dopo quella crema spumosa.
Un po’ come vedere l’uomo sulla luna o scoprire la penicillina immagino.

Ho letto una bella citazione che riporto perchè mi sembra adattissima dal film 3 metri sopra il cielo:

Avete presente la maionese? Si la maionese, quella nelle vaschette dei fast food, quella che spremi il tubetto ed esce fuori. Credo che non ci sia niente di più difficile da fare, mettere insieme le uova, il limone, il sale e l’olio bè credetemi, in confronto è più facile innamorarsi di qualcuno che non pensavi mai e poi mai che ti sarebbe piaciuto. Davvero, la maionese è così, fa impazzire da un momento all’altro. Un istante sembra perfetta e l’istante dopo tutti gli ingredienti se ne stanno per i fatti loro. Ma se ci riuscite non c’è niente che vi potrà fermare.

 

Se volete sentirvi per un nano secondo Neil Amstrong quindi non dovete fare altro che aprire il frigo e poco più!

 

 

 

 

 

 

59.

Un altro lunedì. Qui a Barcellona oggi è festa, è San Giovanni. Quindi oltre ad essere lunedì, devo anche fare i conti con quelli che oggi sono in ferie mentre io lavoro. Cioè tutti.

Siccome il primo giorno della settimana è sempre il più difficile, ho deciso che oggi è il giorno giusto per pubblicare una recensione di un libro che ho letto la settimana scorsa, dal titolo tutt’altro che leggero: i 10 peccati capitali del marketing.

Bam.

Altra aggiunta al lunedì, stamattina a colazione ho fatto una riflessione su due eventi, assolutamente scollegati tra loro, che mi hanno fatto sentire vecchia. Va bè dai non vecchia vecchia, ma in preda a quelle sensazioni che ti fa dire: io c’ero già!

  1. Ieri sera abbiamo iniziato a vedere la mini serie dedicata Chernobyl che racconta l’incidente avvenuto nella centrale nucleare il 26 aprile 1986.
    Le puntate sono, sotto un profilo cinematografiche, eccezionali. Narrazione, cast, fotografia magistrali. Talmente realistico da lasciare di stucco, soprattutto perchè parliamo di storia contemporanea, di 33 anni fa, di una contaminazione radioattiva con conseguenze che lasciano poco all’immaginazione.
    Io c’ero. Avevo 1 anno e qualcosa, però c’ero.
  2. Stamattina mentre facevo colazione ho letto questo articolo di Vanity Fair: Le lezioni che abbiamo imparato da Forrest Gump, 25 anni fa. 25 anni fa?!

Non so voi, ma a me fa uno strano effetto sapere di aver assistito, anche solo indirettamente, a fatti storici che il mondo ricorderà per sempre. Ora forse non è il caso di Forrest Gump, ma sicuramente lo è per la caduta del Muro di Berlino, per il disastro di Chernobyl, per le Torri Gemelle.
Qualche anno fa pensavo che fosse una prerogativa esclusiva dei nonni quella di aver assistito alla Storia. Adesso mi rendo conto che invece siamo tutti protagonisti degli eventi, potenziale pubblico di catastrofi o invenzioni che narreremo ai nostri nipoti.

Quanta saggezza in questo lunedì di festa per gli altri.

 

 

58.

E’ parecchio che ho abbandonato il “campo” non perchè non avessi voglia di scrivere, quanto piuttosto perchè mi sembrava di non avere niente da dire.
E se uno non ha nulla da scrivere invece di andare a raccontare “la fava dell’orso” meglio tacere.

Dal mio articolo 57 sono passati 2 mesi, probabilmente i più intensi di sempre: 1 addio al nubilato, 1 cocktail, 1 matrimonio, 1 viaggio di nozze e 1 ritorno alla normalità.
Sono tanti 1 che sommati tutti insieme rendono abbastanza bene l’idea di quanto possa essere giustificata la mia assenza dagli scritti.

Ma eccomi qui ancora una volta.
Ho scelto questa grafica con le palle da rugby: sfondamento, placcaggio, tenacia e meta. Riassumeva abbastanza bene la mia idea di rientro con il botto.

Mi ricordo che una volta avevo letto da qualche parte che quando un personaggio usciva dalla scena, se voleva rientrarci doveva valerne la pena. Diversamente poteva mantenersi nella retrovia che nessuno avrebbe sentito la sua mancanza sul campo di battaglia.

Ebbene, il primo passo per tornare è essere presenti. Già questo mi sembra un inizio.

 

 

 

57.

Che i festeggiamenti abbiano inizio. Ci ho messo un po’ a scrivere questo post perchè non sapevo bene da dove incominciare.
Come sempre, la cosa migliore è partire dall’inizio.

I primi festeggiamenti pre matrimoniali partono da Barcellona con amici italiani, spagnoli, in generale cittadini del mondo. Un aperitivo italiano a regola d’arte con focaccia alle cipolle, nodini di mozzarella, pizza con i pomodorini, verdure al forno, torta mimosa e 5 kg in più per tutti sulla bilancia. Che meraviglia! Quando si dice che il cibo unisce, non può essere più vero.

Poi il fine settimana è proseguito con il mio addio al nubilato, camminata in montagna (ah! La montagna) neve, tanta neve inaspettata, una mangiata degna di un rifugio, tante risate, le amiche di una vita e altro squittissimo cibo.

Sono stati giorni intensi, speciali. L’affetto delle persone che conosciamo da poco, quello delle persone che conosciamo da sempre. Un abbraccio che in questo caso davvero attraversa i confini.

Anche i libri hanno un ruolo importante in questo fine settimana. Ho ricevuto infatti in dono un libro, uno per ogni amica, con una dedica speciale. Ogni libro ha rappresentato qualcosa per la persona che me l’ha regalato: una fase di vita, un insegnamento, un ricordo speciale, che adesso è passato nelle mie mani e mi sento improvvisamente detentrice di un tesoro incredibile da custodire gelosamente.

Vorrei dire tante cose rispetto a questi giorni pre matrimoniali, ma mi sembrano tutte poco appropriate e alcune ve lo assicuro, lo sono sicuramente, tipo quella riguardo a quegli…. va bè dai lo tengo per me.

Il succo è che ci sono tante cose che fanno un evento, e altrettante che ti fanno perdere il senso di quello che sta per succedere. Ci si focalizza sui dettagli, che certo sono importanti, ma non sono tutto. Pazienza se i confetti a tutti i gusti più uno che ho ordinato non piacciono a tutti, vorrà dire che li mangerò tutti io, e se quel nome non è scritto su due file ma su una non è importante, avremo contribuito a salvare in minima parte una cellula di albero, e se la zia Giovanna non ha trovato le scarpe in tinta con il camauro, ce ne faremo una ragione, io sicuramente, lei col tempo forse anche.

Di questi giorni, una cosa mi è rimasta addosso come una piacevole sensazione: le attenzioni delle persone che ho incontrato, di quelle che non vedevo da tanto e di quelle che hanno voluto essere presenti nonostante non parliamo neanche la stessa lingua.
Poi ecco, se il mio futuro marito si presenta all’altare in pijama, bè ecco forse dovrò rivalutare la mia posizione circa i dettagli.

 

 

56.

Cosa sarebbe la vita senza caffè?
Personalmente non fumo, non bevo e non mi drogo, ma se dovessi catalogare dei vizi o delle dipendenze nella mia quotidianità, il primo della lista sarebbe sicuramente il caffè.

Purtroppo, mi trovo in un grande bilico esistenziale che mette a dura prova il mio vizio. Poco dopo che mi sono trasferita a Barcellona ho ricevuto in dono (non smetterò mai di ringraziare abbastanza) una moka. Di cui ho fatto ampissimo uso fino a pochissimo tempo fa, quando con la casa nuova è arrivata una macchina del caffè con le cialde.

Una vecchia conoscenza di cui ho fatto uso e abuso nei miei anni da studentessa prima e da giovane impiegata poi. Inutile dire che il mio affetto nei confronti della macchina è spiccato.

Il motivo principale, non me ne vogliano i puristi della “napoletana” è che l’espresso si sposa meglio con il mio dna. In casa, tutti caffeinomani dai tempi dei miei avi, abbiamo sempre avuto una macchina del caffè che rende tutto quel tanto più strong.
Ad ogni modo in questo riassetto domestico e non solo, abbiamo deciso di farci portavoci di buone abitudini con la raccolta differenziata fatta per bene e tutto l’occorrente per essere dei buoni cittadini. Ecco che l’ambiente con le cialde fa proprio a cazzotti.

Quindi adesso mi trovo ad aver appena fatto un acquisto cumulativo di 96 cialde ad un prezzo irrisorio e mi sento in colpa ogni volta che prendo un caffè perchè sto inquinando, le balene muoiono perchè si riempiono lo stomaco di plastica, i trichechi si lanciano dalle scogliere per la diminuzione dei ghiacci e i nostri figli vivranno nell’immondizia.

Ecco, insomma uno dovrebbe vivere il suo rapporto con la tazzina in maniera serena, distesa, una pausa di piacere non un abisso di angoscia.
Premetto, per spezzare una lancia a mio favore, che svuoto il caffè dalle cialde e butto il contenitore nella plastica e il caffè nell’umido, quindi apprezziamo il gesto almeno di provarci.

Ad ogni modo ho deciso che farò così: rispolvero la moka, e le alterno, un giorno la moka e un giorno le cialde. In questo modo le capsule dureranno di più, riduco il tempo di inquinamento e a esaurimento scorte cialde acquisterò quelle ricaricabili in alluminio. Mi chiedo se il gusto del caffè sarà buono altrettanto.
Avevo anche pensato di ridurre i caffè giornalieri ma non mi sembra una strada percorribile.

 

55.

L’altro giorno ho partecipato ad un evento o meglio ho organizzato un evento che prevedeva la presenza di due testimonial, personaggi del mondo della tv in questo caso, amatissime dai teenagers di tutta Italia.
I soggetti in questione hanno orde di fans, soprattutto ragazze, in piena crisi adolescenziale: poco più che bambine disposte a passare ore sedute davanti a delle transenne pur di poter scattare per prime le foto con i loro idoli, pianti isterici davanti a genitori al limite della sopportazione perchè “mamma ti prego fammi fare un altro giro, voglio rifare la foto con xx” … e genitori accondiscendenti ad aspettare 3 ore (e non è uno scherzo) per un’autografo su una cartolina pre stampata.

Ogni ragazza si presentava al cospetto dei noti beniamini con ogni sorta di dono: braccialetti, trucchi, lettere, cartelloni, pensieri pensati strappati dal diario segreto, scritti di apprezzamento sentiti… insomma emozioni di un dodicenne probabilmente eccessive ma pur degne di rispetto.
Finché i testimonial sono stati sul palco era amore in ogni dove, abbracci, baci, grazie, grazie lanciati con la mano verso l’orizzonte e buste che si riempivano ad ogni secondo piene di affetto e scritte indelebili con il pennarello rosa.

Ma poi…

Appena l’evento è finito i testimonial si sono ritirati tra i capelli strappati dei piccoli fan, un salto in camerino per cambiarsi e poi via verso nuovi lidi e nuove facce bambinesche da baciare.
Peccato che purtroppo ci sia chi lavora dietro le quinte e abbia l’ingrato compito spente le luci di andare a visionare il camerino e trovare indovinate un po’? Tutte le buste, le lettere, i manifesti, i diari segreti buttati nel cestino più vicino all’uscita.

Che tristezza infinita. Avete presente Kung Fu Panda quando si trova davanti “all’urna dei guerrieri sussurranti” , ci sbatte contro e sente tutti gli “uuu” degli avi uscire dal vaso… ecco il medesimo effetto tristezza.
Ogni tanto basterebbe così poco per essere delle persone migliori.

 

 

 

 

 

54.

fotoHo rubato questa foto online da un post di un negozio che vende abbigliamento sportivo, penso che a sua volta lui l’abbia rubata a qualcuno che l’ha rubata a qualcun altro che l’ha caricata su una banca dati.

Ad ogni modo sono rimasta rapita dall’immagine, non so se perché vorrei essere quel soggetto che si vede dietro la foto sfocato a piedi scalzi immerso nella natura o perché mi ricorda tanta strada in montagna, con quei fiori gialli che crescono a bizzeffe e quelli rosa, che se togli i petali e succhi sanno di zucchero.

Non consiglio di provarci perché come per la storia della foto, quella del petalo potrebbe essere il classico esempio di “un mio amico mi ha detto, che un suo amico gli ha detto, che il padre gli ha spiegato…”

Ad ogni modo oggi vorrei essere lì con i piedi a mollo nell’acqua ghiacciata dopo un cammino immerso nella natura e invece ho appena rotto due scatole di tonno e ovviamente non posseggo un apriscatole. Non ancora. Avevo pensato di provare con un coltello, poi mi sono detta che anche questa poteva essere la classica situazione in cui non sai bene come ma ad un certo punto ti trovi al pronto soccorso con una falange in meno o un taglio che attraversa tutta la linea della vita sul palmo della mano.

Quindi per evitare di arrivare al matrimonio senza dito in cui inserire la fede ho deciso, che oggi niente tonno, insalata verde insipida andrà benissimo!

 

53.

Tra i miei propositi di quest’anno a cui non sto assolutamente tenendo fede, c’è anche la meditazione. Uno degli ultimi libri che ho letto è Silenzio di Kagge, speravo che in qualche modo mi fornisse una risposta rispetto ad una domanda che mi faccio sempre quando vedo la gente ad occhi chiusi che medita: a cosa pensa?

Ovviamente, neanche a dirlo, il libro parlava della difficoltà dell’uomo a stare da solo con se stesso. Anzi, cosa che a me succede in continuazione, l’incapacità di controllare i pensieri quando ci si trova a tu per tu con il proprio io. Che giro di parole?!

A me capita sempre. Quando chiudo gli occhi è che come se contestualmente aprissero i rubinetti del cervello e vengo inondata da talmente tanti impulsi e domande che trovare la pace mi sembra impossibile. Per questo mi attira così tanto la meditazione, credo. Perchè ci deve essere senza dubbio qualcosa che gli altri capiscono e che a me sfugge su dove incanalare questi stimoli interni. Oppure sono tutti molto bravi a sembrare concentrati mentre pensano a cosa cucinare per cena.

E’ chiaro che per quanto io la stia sottovalutando, la meditazione è una pratica che va allenata come qualunque altra disciplina e che ci va tempo e dedizione per farla in maniera corretta e producente. Non basta ovviamente mettersi a gambe incrociate e occhi chiusi per meditare, sarebbe come dire che per dormire basta mettersi sdraiati e palpebre serrate. Chiedetelo agli insonni.

Qualche anno fa, un giovanissimo frate domenicano mi aveva raccontato che il suo noviziato era consistito nello stare in silenzio per mesi. Erano concessi pochissimi strappi alle regole, la domenica 1 ora e in occasione del pranzo. Il suo racconto a posteriori era di vera gratitudine nei confronti di quell’esperienza, pur non negando che all’inizio aveva fatto fatica ad abituarsi al silenzio, una volta assunta la pratica era irrinunciabile e che anzi avrebbe voluto avere molto più tempo da dedicargli.

Non so. e’ assurdo dirlo ma il pensiero più vicino che ho alla meditazione è la fatica estrema. Credo mi sia capitato in poche circostanze di fare una fatica sovrumana, ma me le ricordo tutte, e la sensazione più nidiata che ho, forse per puro spirito di sopravvivenza è che la mia testa si sia staccata da quello che stava facendo per vagare altrove e mandare il corpo avanti meccanicamente.

Che sia così? Vorrei leggere qualcosa sull’argomento, suggerimenti? Consigli?
Intanto io davvero vado a pensare a cosa cucinare per cena.

52.

Mangiare secondo natura, molte volte è una moda credo. C’è il periodo della dieta al limone, quella delle sole verdure verdi e altri immaginifici percorsi alimentari dai risultati, dicono, miracolosi.

Ieri sera avevo voglia di mangiare del cibo crudo, complice sicuramente la necessità di entrare nel vestito da sposa tra 2 mesi, non posso tendere troppo la mano ai tanto soddisfacenti carboidrati e ho letto che masticare aiuta a far passare la fame.
Così mi sono detta che ruminare vegetali poteva essere una buona soluzione. Ho preparato una signora cena di cui allego un’immagine esaustiva:natura

trovo che, in maniera diversa da come cantava De Andrè, “più che l’amor potè il digiuno”, qui più che il gusto è il colore che rende tutto più appetibile.

Ad ogni modo in questo mix di vegetali: carote, peperoni, ravanelli, asparagi, fave la cosa che mi ha sorpreso di più è l’acqua di asparago.

Ovviamente non l’avevo mai bevuta prima ma ho letto, che bere l’acqua di cottura degli asparagi avrebbe dei poteri depurativi molto potenti.

Ho creduto che potesse valere la pena fare un tentativo. Bè mi è piaciuta moltissimo! Rispetto ai poter depurativi non ne ho la più pallida idea, l’antipatico effetto collaterale della “pipì che puzza” è assolutamente mantenuto, altro non so dirvi. Ma crediamo al celeberrimo “puliti dentro e belli fuori”, anche se ho preso sonno molto tardi e mi sono svegliata 5 minuti prima di iniziare a lavorare, quindi sul “belli fuori” oggi avrei qualcosa da ridire.

Tornado alla natura per un momento, penso che non ci sia giorno migliore di mangiare cruditè se non il primo giorno di primavera. Tutto è così potente, che mangiare una bistecca o una pasta al pomodoro sembra un insulto al creato. Credo che lo sappiano bene i verdurieri, o almeno quello sotto casa mia sicuramente, che vende i kiwi a 6 € al kg!

Diciamo, che oggi è il giorno delle frasi fatte: se bella vuoi apparire, un po’ devi soffrire… economicamente sicuramente!

 

51.

Bene. Tra un mese e pochi giorni inizierà l’ottava e ultima stagione di Game of Thrones.
Parliamoci chiaro è quello che tutti stiamo aspettando da un anno e mezzo. La conclusione finale  di una delle serie televisive più fortunate, più attese e con più suspance che la tv abbia mai sfornato.

Sono giorni di ripasso generale questi: vanno a ruba i riepiloghi su YouTube delle ultime 7 stagioni in 10 minuti o il ripasso di tutte le puntate fino ad oggi, i pronostici peggio degli exit poll di chi sarà il famoso erede al trono di spade o anche solo chi sarà il prossimo cadavere.

Insomma c’è trepidazione nell’aria per questo 14 aprile, giorno in cui in America verrà trasmesso il primo episodio per poi essere piratamente scaricato da tutto il mondo poche ore più tardi. Non si può aspettare più di un giorno per vedere lo show, altrimenti lo spoiler è assicurato e il divertimento sfumato.

Due anni fa, in agosto stavo tornado da Barcellona a Genova in bus, e durante le vacanze non ero riuscita a vedere gli ultimi due episodi che mi stavo comodamente godendo lungo un interminabile tragitto notturno. Alla fine del viaggio avevo permesso a mezzo autobus di scaricare gli episodi tramite chiavetta e all’altra metà imprestato il computer perchè potesse godersi lo spettacolo.

Insomma Game of Thrones unisce. Come la pasta, meno calorico.

 

50.

Ho iniziato un libro in spagnolo. Un altro. Si chiama Salvaje. E’ tratto dal film Wild, interpretato da Reese Witherspoon che ho visto qualche anno fa.

E’ la storia di una ragazza che dopo diverse vicissitudini personali, decide di partire per un viaggio a piedi di 2000 km. Ho letto 30 pagine, al momento è tristissimo.
Un po’ un contro senso in queste giornate di anticipo di primavera, sole, caldo, uscite senza giacca e gatti che dormono sulla poltrona.

Dovrebbe esserci un libro personalizzato per ogni momento climatico. Un po’ come con le canzoni.

Avevo in mente di fare un post dedicato allo shopping, ma come al solito divago, divago…

 

49.

E’ primavera. Diciamocelo. Fuori fa caldissimo, il sole acceca e si sta bene senza giacca. E’ senza dubbio primavera.

Solitamente queste affermazioni sono seguite da una giornata di neve, freddo e temperature polari il giorno dopo che vengono pronunciate. Comunque oggi, per pensare al presente, a Barcellona ci sono 21 gradi.

Così, in questo clima di benessere generale e tepore si rifanno vivi i celeberrimi buoni propositi e le ventate di aria fresca, che a quanto mi sembra di presagire quest’anno saranno veri e propri tifoni.
Il primo cambiamento sostanziale arriva dal basso, nel senso che finalmente è arrivato un materasso su cui potrò dormire.
Ma soprattutto ho ultimato il trasloco e finito una volta per tutte la spola quotidiana con le valige da valle a monte e vice versa. Nonostante persino stamattina sia riuscita a riempire l’ultima valigia a tappo con i resti dei miei averi dell’appartamento.

Mi rendo conto adesso scrivendo, che ho dimenticato il merluzzo surgelato nel frigorifero. Tanto per dire.

Comunque oggi per omaggiare il primo sole, ho mangiato una cofanata di verdure crude: un pinzimonio di finocchi, peperoni, carote e ravanelli colorato e bello da vedere quanto buono da mangiare, perchè le verdure (invece delle schifezze), si sa, sono al primo posto nel podio dei buoni propositi.
Al secondo gradino troviamo lo sport, che non pratico da tre settimane, a meno che il trascinamento del trolley in salita non sia rientrato nelle discipline olimpiche e non credo, quindi stasera torno a yoga.

Insomma, sperando che domani non ci siano – 2 gradi e che tutti soldi spesi per il materasso siano direttamente proporzionali alla sua comodità, non vedo l’ora che sia sera per andare a dormire!

 

 

48.

Come l’asino cotto.

L’annoso problema dei calzini, ne sono certa mette a dura prova anche le massaie più integerrime e devote.
Mi trovo a raccogliere il bucato e ad avere finalmente uno spazio dove riporre tutte le cose, è ovvio che su questa scia di immacolaggine (?) e novità anche tutti i vestiti vogliono essere riposti in maniera ordinata, in scala di colori, in abbinamento di materiali. Lo so, durerà 3 giorni, però la vita è anche fatta di attimi infondo e quando la prossima settimana guarderò un ammasso di cose riposte a caso dirò… bè c’è stato un tempo in cui tutto era perfetto poi.. fu sera e fu mattina e fu il caos, la storia la conosciamo.

Ad ogni modo i calzini mi mettono in difficoltà, perchè sono molti, non si sa mai come metterli e si perdono sempre. Per ovviare, ho adottato una tecnica che a casa mia era assolutamente bandita: quella di inserire un calzino dentro l’altro facendo una specie di palla. Mia mamma direbbe che così si rovinano tutti gli elastici, sì mamma, lo so che lo stai pensando, però mi sono detta che il tempo di vita di un calzino giustifica la sua collocazione.
Adesso praticamente nel cassetto abbiamo delle bombe a mano a forma di calzetto, tanto brutte da vedere quanto comode, mi auguro da indossare.

Non siamo riusciti a sfuggire allo spaiamento, ho trovato come sempre un calzino solitario, come sia possibile non lo, ma succede sempre. Ho pensato di metterlo lo stesso a “bombetta” per amplificare l’effetto sorpresa, sono sicura che in uno dei prossimi lavaggi avremo un altro singol da appaiare.
Cosa usi la lavatrice per digerire tutti i calzini che ingerisce è un mistero che nemmeno Piero Angela è ancora riuscito a svelare.

 

47.

La camera da letto.

Gli omini di Ikea di “ini” non avevano proprio nulla e neanche di svedese, piuttosto assomigliavano ad energumeni latino americani dai modi gentili.

Sono arrivati in 3, hanno monopolizzato la casa, posizionandosi ciascuno in uno spazio diverso e in meno di due ore hanno confezionato la camera da letto. Io assistevo dal mio trespolo della cucina a questo spettacolo da cantiere con personaggi che a ciclo continuo mi passavano davanti portando oggetti di scena una volta un letto, una volta una cassettiera, poi le porte dell’armadio…il tutto infarcito da colpi vigorosi di martellate, avvitatori, trapani.

Il montatore vicino alla cucina, per rendere più piacevole il suo lavoro, aveva deciso di mettere in sottofondo della musica latina a tutto volume. Ho evitato di dirgli che il mio lavoro consiste nello stare al telefono e cercare di interloquire con soggetti che stanno dall’altro capo della cornetta. Ho pensato che contraddire un omone di 150 kg e 1.90 m di altezza con un cacciavite in mano non fosse una buona idea.

Ad ogni modo il risultato finale è di assoluta soddisfazione.

Abbiamo un armadio, che effettivamente sembra poter accogliere tutta la nostra roba nonostante non ci siano, ameno a prima vista, porticine che conducono in luoghi ameni pieni di borse e vestiti invisibili agli occhi.
Una cassettiera che ci sta giusta giusta e un letto di quelli che si alzano e che possono contenere sotto il materasso l’equivalente di un armadio a due ante ma in orizzontale o un sarcofago, dipende dall’uso che uno vuole farne.

Insomma ci siamo. E’ tutto molto bianco, molto immacolato, molto intonso. Ma sembra una stanza simpatica così a prima vista.
Ora non ci rimane che iniziare la grande migrazione dei vestiti e degli oggetti. L’ho già detto vero quando sono felice che i libri siano in formato digitale vero?

 

46.

Mia nonna aveva appesa in cucina una targhetta di ceramica su cui c’era scritta una poesia dedicata alla casa che diceva:

Casa mia, casa mia
per piccina che tu sia 
resti sempre casa mia

Da pochissimi giorni abbiamo preso possesso di questa nuova dimora, bellissima e vuota. C’è un senso di devozione nell’entrare nelle case sgombre, quasi un timore dovuto alla scarsa conoscenza reciproca. Così appena metto piede in ingresso saluto le stanze in attesa di mobilio. Non mi risponde nessuno, sarebbe preoccupante il contrario, ma mi sembra un atto dovuto.

Sono qui che attendo forzuti omini Ikea che vengano a incastrare, montare, avvitare, pezzi di legno tra loro per fare sembrare quello che al momento sono 4 muri da circa 12 mq in una camera da letto. Sono molto curiosa del risultato finale che abbiamo solo fantasticato tra una tirata di metro e l’altra.

Mi dicono tutti che le case vuote sembrano molto più piccole e che poi arredate non si sa come la roba ci sta.
Io non ho mai avuto una predilezione per i numeri e le misure non fanno differenza, tuttavia so quelle due o tre nozioni che mi sono sufficienti per capire che l’armadio che volevo io di 250 cm sicuramente non ci sta, però chissà può essere che gli operai svedesi esperti in arredamento minimal, che tra l’altro hanno suonato proprio adesso alla porta, mi facciano cambiare idea e che improvvisamente da dentro l’armadio si apra una porticina come in Alice nel Paese delle meraviglie e si moltiplichi di spazio… Ah sarebbe bellissimo!

Vi aggiorno.

 

 

 

45.

Sono giorni di cambiamento e di confusione. Più di confusione a dire la verità. Devo prendere delle decisioni in fretta, che puntualmente vengono smentite 5 minuti dopo con nuovi scenari e sorbirmi qualcuno che col fiato sul collo in continuazione mi dice “io non ti voglio dare un consiglio perchè non c’entro niente, però farei così”…

Una di quelle classiche cose che ti fa salire il sangue al cervello portato soprattutto da questa instabilità momentanea.
Per farla breve sono agitata, sotto pressione e di umore altalenante. Quindi mangio. Qualunque cosa mi capiti a tiro.

Lo so che avevo fatto grandi elogi sulla Dieta non dieta, e continuo ad esserne convinta, ma mi hanno regalato biscotti doppio strato di cioccolato e geleè alla mela cotogna fatta in casa. Niente le ho finite tra un momento di sconforto e un altro.
Non paga di questo sono più maldestra del solito. Metto piede nella casa nuova, intonsa, mai toccata e vuota, per la prima volta con le chiavi in mano consegnate dal proprietario il giorno prima e… bam tiro su la tapparella con la forza di Hulk e disintegro la persiana che ovviamente rimane incastrata nel suo vano e non ne vuole sapere di scendere.
Nel tempo record di 1 minuto avevo già fatto il primo danno.

Comunque diamo delle certezze in questa confusione diffusa: oggi inizia il Festival di San Remo.
Eh lo so, lo so che a non tutti piace, lo so che la tv è scadente, che Claudio Bisio ha una giacca orrenda che riluce, che Loredana Bertè ha 200 anni e tutto il resto, ma il Festiva di San Remo, lo trasmettono anche in streaming e anche a Barcellona. E’ una cosa che fa parte della nostra cultura e dannazione sono felice di commentarlo con le mie amiche dall’Italia come se stessimo in una stessa stanza davanti alla stessa tv con il cartellone fatto a mano del televoto nella nostra settimana votata al Festival. Perchè lo sanno tutti che San Remo è San Remo.

44.

Come i gatti.

Ho finalmente portato a compimento la recensione del libro Dime quién soy di Julia Navarro e mi sento come se avessi fatto una maratona di 200 km: affaticata e soddisfatta. E come ogni corsa che si rispetti al traguardo non senti la fatica e guardi già al prossimo obiettivo.
Io e i cactus stiamo ispezionando la rete alla ricerca dell’ispirazione giusta per il prossimo “acquista con un click”.

Credo che farò un’eccezione e leggerò un paio di libri cartacei che alloggiano sulla mia mensola.
Intanto il mondo dell’editoria continua a sfornare testi che mi solleticano l’appetito che chissà quando riuscirò a leggere, ma non disperiamo, può essere che da qui a qualche mese abbia molto tempo libero.

Avrei voglia di buttarmi su un classico, forse un autore americano, di quelli che vengono sempre citati nei film per dare enfasi alla scena: Lawrence, Virginia Woolf, Eliot, Conrad, uno di quei tomi da spuntare nella lista mentale delle cose da leggere almeno una volta nella vita.

Però certo i titoli non è che mi facciano gola più di tanto:

  • Figli ed amanti
  • L’amante di Lady Chatterley
  • Donne innamorate
  • La ragazza perduta
  • Il serpente spiumato
  • Via dalla pazza folla
  • La terra desolata

Va bè dai, facciamo che ci penso un attimo.

 

 

 

La mia latitanza deriva essenzialmente dal fatto che mi sono ostinata a finire il libro in spagnolo Dime quei soy di Jullia Navarro, la verità è che non mi immaginavo che fosse così lungo.

Avevo letto che erano 1000+ pagine e per essere il primo libro che leggo in lingua originale, diciamo che forse i Tre Porcellini potevano bastare, invece no. Mi sono detta che ne valeva la pena, e adesso sono al 66% e non riesco a leggere nient’altro. Motivo per cui la sezione recensione è ferma ai primi giorni di gennaio.

Ma sono ostinata e concluderò questa impresa iberica di lettura. Che comunque sono felice di aver intrapreso perché il libro è molto bello. Gli amanti dello spionaggio, della Guerra Civile e Mondiale lo troveranno sicuramente di grande interesse.

La mia prof di spagnolo, mi ha suggerito di leggere, dopo questo, La cattedrale del mare, ma sono altre 1000 pagine e mi sono convinta che forse posso aspettare un attimo prima di immergermi nuovamente in un tomo.

Se è vero al 100% che le donne a differenza del genere maschile sono multitasking, devo ammettere che con la lettura ho delle difficoltà a far confluire nello stesso periodo più libri. Mi piace che ogni storia dica la sua con i suoi tempi senza avere il fiato sul collo che ne so di Cesare Pavese, per dirne uno, La Luna e i falò possono aspettare.

Il consiglio per porre fine alla latitanza di cui sopra, è terminare quanto prima e poi ovviamente aprire in un’altra avventura, più breve forse, giusto il tempo di una pausa?

 

42.

La nostra ricerca di casa continua. Al momento dal vivo ne abbiamo viste circa 12. Online almeno 200.
Posso affermare senza ombra di dubbio che cercare casa è un lavoro a tutti gli effetti.

Sarà che a Barcellona la domanda è altissima e la quantità di brutture altrettanto ma trovare l’appartamento non dico perfetto, ma almeno adeguato è tutt’altro che un gioco da ragazzi, come ingenuamente pensavo io.
L’altro giorno siamo andati a vedere una casa che in 85 mq è riuscita a far stare 4 camere da letto, 1 cucina, 2 bagni e 1 sala.

A questo punto la mia testa ha escogitato 3 diverse risposte rispetto agli abitanti locali:

  1. non dormono
  2. sono dei lillipuziani
  3. dormono in piedi

Siccome, almeno la media delle persone che incontro è più alta di me e ci vuol poco, l’unica soluzione plausibile è che questi iberici dormano in posizione eretta.

Ci sono poi altre stravaganze a cui faccio fatica ad abituarmi:

le cucine sono minuscole e per minuscole intendo dire che quando va bene hanno due piani d’appoggio uno parallelo all’altro e un corridoio in mezzo formato taglia 42. Il fatto è che poi le sale sono per la maggior parte rettangolari lunghe e strette quindi è difficile incastrare un tavolo da pranzo, una tv, un divano, chennesò, cose che generalmente stanno in una sala.

Quindi ancora una volta mi trovo a rispondermi che oltre a dormire, i barcellonesi mangiano anche in piedi, perché la verità è che un tavolo di una misura superiore a 2 persone in sala non ci sta, e non credete di poter allora prendere una delle 4 camere da letto e trasformala in una sala da pranzo, perché in 2×2 un tavolo da 6 ci sta, ma i commensali una volta incastrati non si possono più muovere.
Dio benedica i buffet dunque!

Devo dire, che forse gioca a nostro sfavore l’occhio clinico tutte queste case vuote sembrano piccole e poi magicamente, convinciamoci che sia così, come in una valigia di Mary Poppins ogni cosa troverà la sua posizione.

Oppure…occorrerà considerare l’ipotesi di acquistare dei costosi sarcofagi da appoggiare al muro.

 

 


41.

Che giornate!! Venerdì cena a due con tanto di fiori in un posto meraviglioso e buonissimo e dopo udite, udite, siamo andati a vedere il Ritorno di Mary Poppins, simpatico, delicato, assolutamente consigliato a tutti gli amanti del genere e a chi abbia voglia di fare un tuffo nel passato tra le favole sempre verdi.
Sabato ho ricevuto un cappello a forma di torta con tanto di scritto Feliz Cumpleaños assolutamente inaspettato e ho espresso il famoso desiderio soffiando su 3 candeline posizionate su una fetta di pane.
Domenica una festa a sorpresa, una festa a sorpresa, lo ridico, una festa a sorpresa!
Ho ricevuto in dono un cerchietto con altre candeline, e soprattutto un sacco di gadget riscaldanti: coperta, calzettoni da nanna e una tazza che merita una menzione speciale di cui allego una diapositiva:

cactus

è un cactus che si colora quando riceve dell’acqua calda. Mi sono già innamorata e solo per vederlo cambiare colore ho già bevuto 4 tisane, praticamente un 6recensito da bere! Meraviglioso.

Sono stati 3 giorni davvero belli, pieni di attenzioni e sorprese.
Non è un mistero che per chi si trasferisce ci siano delle mancanze, le più disparate: gli amici, gli affetti, il bar sotto casa, la palestra, la strada per andare al lavoro, il paesaggio quando si aprono gli scuri al mattino.

Eppure poi accade, perché succede sempre, che anche “fuori” si stringono legami, che nascono amicizie, si creano piccole famiglie felici forse ancora più forti perché accumunati tutti dalla stessa distanza da casa, dallo stesso “estero”, dagli stessi malumori ma anche dalla stessa voglia di stare insieme.

Sulla scia di questa gratitudine che colora anche il mio cactus, non posso che dare ragione a Robert Lee Frost (vincitore di 4 premi Pulitzer) quando dice:

La casa è quel posto dove, quando ci andate, vi accolgono sempre.

 

 

 

 

40.

Quaranta numero pieno per questo giorno 11 gennaio che è anche poi il mio compleanno.
Gli anni scorsi non avevo mai voglia di festeggiare, non so, il segno del tempo che passa più che gioia mi metteva tristezza. Un altro anno, un altro anno senza granché da dire, senza grandi novità.

Ma quest’anno è diverso e sono felice di aggiungere una candelina sulla mia torta tutto grassi che non dovrei sicuramente mangiare. Soprattutto ho concretato la certezza che vale la pena godersi ogni momento. Vedere gli anni che scorrono è una benedizione per cui ringraziare ogni giorno, perché non tutti possono vantare la stessa fortuna, quindi ben vengano le rughe e i capelli bianchi (sigh!)

Bob Hope, morto centenario, sosteneva che esiste un preciso momento in cui ci si accorge d’essere irrimediabilmente vecchi: è quando le candeline costano più della torta di compleanno.

Ad ogni modo l’unica perplessità che mi rimane da sciogliere rispetto a questo giorno è quello dei desideri.
Fino all’anno scorso esprimevo sempre lo stesso in ogni circostanza: candeline sulla torta, primo frutto dell’anno, stelle cadenti. Quando anche gli astri si sono stancati della mia perseveranza e monotonia hanno fatto si che questo si avverasse così adesso non ho ancora concretamente pensato a niente.
E mi sono già fatta sfuggire più occasioni: il primo mandarino dell’anno, le prime castagne. Per questa sera devo assolutamente rimediare.
Direi che ho l’imbarazzo della scelta ma comunque voglio meditare bene ed essere molto dettagliata: vorrei leggere molto non basta, vorrei trovare un lavoro neanche, metti che poi mi chiamano come addestratrice di volatili per carità non sfidiamo la sorte.

Ad ogni modo ho ancora qualche ora di tempo per affinare la mia scelta.

Il regalo più bello che ho ricevuto è un albero. La mia amica Francesca ha piantato per me un banano che si chiama Bob in Camerun tramite la piattaforma Treedom, un’idea molto bella per aiutare l’ambiente e l’economia dei paesi più poveri.
Bob al momento è un piccolo germoglio ma ci sono mani sapienti a prendersi cura di lui, e presto diventerà un albero con tanto di foglie e frutti! Per fortuna, sopratutto di Bob, lo posso monitorare online e non in loco perché le mie competenze agrarie al riguardo non gli garantirebbero in alcun modo di crescere.
Sono molto fiera del mio dono e non vedo l’ora di vedere le sue prime immagini, potrò poi sempre dire in futuro che per il mio compleanno ho contribuito a creare una foresta.
Il premio nobel si avvicina!
Ecco il mio desiderio… troppo?

39.

Le statistiche, che per me equivalgono più o meno a leggere un libro in urdu, mi suggeriscono di scrivere più recensioni.
A quanto pare dopo la home page, è la sezione più cliccata.

Questo da un lato mi fa un gran piacere perché vuol dire che i miei pochi ma buoni follower hanno voglia di spulciare tra le mie letture per trovare quello che fa al caso loro o anche solo per curiosità.
(Bravi, grazie, continuate a farlo, ditelo a tutti!)
Dall’altro però scava ulteriormente i miei sensi di colpa per un’attività che possono fare solo nei ritagli di tempo.

Mi sento molto come l’orso nell’immagine, che cerca di non far cascare niente di quello che ha in mano, continuando a tenere tutto in rotazione costante senza variare la velocità e cercando di rimanere saldo nel suo equilibrio precario, però sorride felice.

Ho letto che alcuni blogger, di successo, hanno un calendario rigidissimo per le loro pubblicazioni, hanno rubriche con uscite scadenzate il 10 di ogni mese, gli articoli sembrano sempre attualissimi e sono presenti sui social più volte al giorno raccontando cose che non centrano assolutamente niente con il loro sito di riferimento.
Anche io voglio un blogger planner!

A voi che leggete, una magra consolazione, domani e l’11 e oltre ad essere un numero fortunato, come detto qui è anche il giorno della newsletter mensile di 6recensito. Cosa vi racconto questa volta?
Aspettatevi senza dubbio gatti e yoga, per il resto…dovete guardare la vostra casella di posta domani!

Io vado a vedere le statistiche…

 

38.

Quanto vado fiera della nuova cover del sito?! Da uno a 10, almeno 150!

Super ispirata e sulla scia del cambiamento che più che altro mi travolge, mi sono detta che anche il blog, che è un po’ lo specchio del mio umore, meritava una ventata d’aria fresca. E quindi signorine che fanno yoga e gatti innamorati in ogni dove, sfondo gialli e libri, tanti libri da leggere davanti agli occhi!

Oggi ho ricevuto una sorpresa, inaspettata e graditissima, un lego matrimonio! Sí, i classici omino e omina lego vestiti da cerimonia con tanto di vestito nuziale, torta a strati e sfondo per la celebrazione del rito. Meravigliosi. Per i curiosi, rimando alla pagina Instagram qui    che descrive anche visivamente il mio prezioso dono.

La cosa bella, è che è un regalo giunto da lontano, pensato e ricco di affetto! Una di quelle scatole magiche che fanno bene al cuore e risollevano l’umore! #grazieGiulia ci mettiamo un bell’ hashtag che fa sempre la sua figura internazionale.

E ora a nanna, sognando gatti che fanno yoga, libri a cuoricino e ginnastiche postulerali proibitive!

 

37.

Riprendiamo con le vecchie abitudini. Ristabiliamo i ritmi editoriali precedenti, dopo 17 giorni di vacanze anche questo blog ha risentito dei pranzi, delle cene e in generali del tempo dedicato ad altro.
Il 2019 si è aperto con un grande punto interrogativo sulla mia vita lavorativa, così grande da prendere in mano la famosa lista di cui parlavo qui e farsi delle domande serie sul proprio futuro.

Una cosa è certa, se aspettavo uno stimolo a cambiare, mi è arrivano uno scossone talmente significativo che modificarsi è diventata un’imposizione.
Il mondo è pieno di opportunità, e questo è vero, che si chiude una porta e si apre un portone e altrettanto positivo e che a tutto c’è un motivo, completa il terzetto delle frasi fatte.
A questo punto davanti a questo oceano di possibilità, sono un po’ disorientata e certo non posso lasciarmi trasportare dalla corrente.

Faccio appello al mio buon senso,

alla voglia di cambiare e alla speranza di non cadere dalla famosa padella alla ben più ustionante brace. Oggi ho terminato un libro di una giovane autrice, ad un certo punto la protagonista scrive una lettera che segna un punto di svolta nella sua vita e da quel momento in poi inizia per lei un nuovo capitolo. O almeno l’entusiasmo è quello.
Allora ben vengano le epistole, scrivo una lettera a me stessa come monito per imprimere nero su bianco quello che penso in questo momento

Cara te,  
in tutti i sensi, perché in questo momento cara te hai una bella bega per le mani e cara te perché a te ci tengo.
C’è un tempo per cambiare, prendere in mano la vita e far di testa propria. E’ questo.
Ben venga quel che non sai e che dovrai imparare, i tuttologi non sono mai richiesti. Che sia ben accetto un cambiamento, quant’aria nuova può entrare dalla finestra?
Che sia propizio il fatto di non saper dove sbattere la testa, come dice la mia amica Giulia, il Buon Dio scrive dritto sulle righe storte. Dietro all’impensabile si può nascondere un’opportunità.
Che finalmente abbia il tempo per capire cosa voglio fare da grande. Non per comodità ma per convinzione.
Che possibilmente mi paghino, gioverebbe al mio umore. Possibilmente tanto, migliorerebbe ulteriormente la mia attitudine positiva alla vita.
Che questo tempo di ricerca non sia un tempo sprecato. Il tempo per sé non è mai buttato.
Coraggio pure!

Ecco!

 

36.

Giorni strani quelli delle feste. Rumorosi, familiari, pensierosi, silenziosi, meditativi, viaggianti.

Per me, quest’anno soprattutto itineranti. In 11 giorni, ho percorso in macchina 2000 km giusti giusti, posso solo vantarmi di aver passato più ore alla guida che seduta a tavola a magiare. Non che questo sia servito a tenermi lontana dal cibo, perché i ritagli di tempo sono passati tra agnolotti, salami, torroni, salmoni, pizze, tartine, maionese, panettoni, non necessariamente in quest’ordine.

Avrei voluto scrivere molto, leggere moltissimo e recuperare il sonno perduto. Ovviamente inutile dire che tutti i miei buoni propositi sono andati in fumo. Ma l’anno è appena cominciato, ho altri 365 giorni per rifarmi.
Il mio libro in spagnolo, neanche a dirlo è lì dormiente dal 21 dicembre, più o meno come il mio idioma, si è assopito prima del cenone e aspetta ancora di ricevere degli stimoli iberici per rinsavire, ma al momento di iberico il mio palato si deve accontentare solo del prosciutto… ultimi giorni italici, godiamoceli!

Gennaio da sempre vuol dire molte cose: oltre ai fallimenti dei propositi vecchi e nuovi, è anche il periodo del rinnovamento, della famosa “lista” delle priorità, del mio compleanno, e del “tutto può succedere”, devo dire che dopo il catastrofico 2018 mi accontenterei anche solo di un “che vada tutto bene”.

Tra le cose che vorrei fare nel nuovo anno me ne vengono in mente di getto 3:

  1. Andare a vedere il ritorno di Mary Poppins
  2. Comprare un vestito verde (perché verde poi?)
  3. Trovare una casa enorme, con un terrazzo e una cucina giganteschi, economica e con il riscaldamento a gas.

Troppo dite?

Mah.. gennaio è il mese 1 occorre partire con alte aspettative! Sarà un anno meraviglioso!